martedì 12 dicembre 2017

Che scoramento!!!

Leggendo su Latina oggi l'articolo riguardante il Cisternone Romano di Formia che si trasformerà nell'Ade,  in cui verrà rievocato il mito di Orfeo ed Euridice, quindi una manifestazione teatrale, ho provato un moto di rabbia.
Ho pensato subito alla nostra cattedrale, la Cisterna di via Parata che è tornata nell'oblio totale.
Sono molte le analogie con il Cisternone di Formia, anche questo sito era pieno d'immondizia ma alla fine è stato recuperato.
Invece, per quanto riguarda la Cisterna di via Parata è ancora ingombra d'immondizia e con costruzioni abusive al'interno.
Evviva l'illegalità!!!
Una storia che va avanti da quarant'anni...ne ho scritto tante volte in questo blog.
Eppure ci avevo sperato in un recupero di questo sito archeologico così importante, mai eravamo stati così vicini...
Era stata avviata anche la pratica per l'Art Bonus da parte dell'assessore della precedente amministrazione, Francesco Ambrosino, ma sembra tutto svanito nel nulla.
Forse non si vuole , si andrebbero a toccare gli intoccabili...che hanno deturpato un Bene Archeologico molto importante, testimonianza di ingegneria idraulica romana e di storia.



Il Cisternone Romano di Formia



Ricostruzione in 3 D del Cisternone Romano di Formia
(da Youtube)









Ecco lo stato in cui versa la nostra Cisterna romana, quella di via Parata all'isola di Ponza che è la "cattedrale" tra le cisterne per la sua maestosità



Una piantina della Cisterna di via Parata detta anche del Bagno



La descrizione della Cisterna nella pratica dell'Art Bonus

Nota:
L'Art Bonus, legge n.106 del 29.07.2014, è stato introdotto come credito d'imposta per le erogazioni liberali in denaro a sostegno della cultura. Chi effettua erogazioni liberali in denaro per il sostegno della cultura, potrà godere di importanti benefici fiscali sotto forma di credito d'imposta.

domenica 10 dicembre 2017

La leggenda del Core

Carl Graeser, durante il suo soggiorno a Ponza, verso la fine dell'Ottocento, ha visitato molti luoghi dell'isola, ha ascoltato storie che attraverso le sue parole sono giunte fino a noi.
Nel suo libro  Aus Indien und Italien (Dall'India all'Italia) racconta anche la leggenda del Core.
Mentre è in barca, dopo aver visitato le varie grotte e scogli che circondano l'isola racconta così: "...Quando torniamo è ormai sera. Le rocce imponenti con le loro sagome e ombre si innalzano come bizzarri fantasmi. Tutta questa calma mi porta tristi pensieri di solitudine.
"Vedete il cuore?", mi dice, scuotendomi il pilota, "lassù la roccia bianca, sullo scoglio del Core?".
Davvero una parete bianca si eleva come la facciata di un duomo, e sulla destra è inchiodato un cuore, il "cuore insanguinato di un gigante". Il portone del 'duomo' è aperto: scivoliamo nel tempio roccioso.
Dentro c'è una oscurità crepuscolare simile a quella dell'ultima luce del giorno che penetra dalla vetrata a colori e il vecchio mi racconta la storia del 'cuore'.
"Qui un tempo molto molto lontano abitavano i Giganti che in lunghi e innumerevoli anni scavarono grotte gettandone i detriti nel mare.
Ma nel mare vivevano gli Dei delle acque con i quali i Giganti erano sempre in guerra continua.
Ora proprio in questa grotta veniva a bagnarsi la figlia di un Re. Uno degli dei dell'acqua se ne innamorò e la fece sua sposa.
E qui viene il bello, perchè " burraschi e donne fanno secche vonne!" (burrasche e donne fanno quel che vogliono!).
Don Luigi interrompe il suo racconto come per dire "so bene quello che dico", cullando la testa come è solito fare. Poi continua: "la figlia del re dei giganti, orgogliosa della sua bellezza, voleva che tutti fossero innamorati di lei e, incurante di ogni riguardo, spesso tradiva il suo coniuge.
Ma questi, potente signore del mare, fa la sua vendetta. Con un rabbioso comando agita le acque che s'alzano vorticose e inondano la riva dove la donna infedele annega miseramente. Allora il dio tradito afferra l'inerte corpo della fanciulla e ne strappa il cuore che ancora sanguinante, inchioda sulla pallida rupe.
Sono passati i secoli: il cuore dell'infedele è sempre lì, saldato alla roccia, mentre quello del dio che abita nelle spelonche marine è ancora colmo d'amore e di rabbia e non trova pace.
Ancora oggi nelle notti di burrasca si odono grida e lamenti che echeggiano nel cavo delle onde e nei cunicoli della cala che appunto per quel che vi ho raccontato si chiama Cala del Core.



Il cuore scolpito nella roccia



Cala del Core



La grotta del Core dove come racconta la leggenda andava a bagnarsi la figlia del Re dei Giganti



La grotta del Core

(Immagini reperite in rete)

giovedì 7 dicembre 2017

L'Immacolata a Ponza

Ogni 8 dicembre, a Ponza, alle cinque del mattino i giuvane d'a Mmaculàte cantano inni a Maria. E' una processione di soli uomini ma molto suggestiva.

Bella tu sei qual sole
bianca più della luna
e le stelle le più belle
non son belle al par di te...



La corona d'oro è stata offerta dai ponzesi a Maria come dono d'amore nel giugno del 1958. Portava la corona d'oro la piccola Olimpia Iacono che indossava il vestito della Prima Comunione, un velo con una stella dorata sulla fronte.

mercoledì 6 dicembre 2017

Il naufragio di capitan Costagliola

Di naufragi nel corso dei secoli ne sono accaduti tantissimi, ne abbiamo perso la memoria.
Ecco cosa racconta Silverio Mazzella nel libro Racconti e leggende dell'isola dei pescatori : " Una violenta tempesta si abbattè nel Medio Tirreno. La marticana di Fabio Costagliola di Procida, appesantita da un carico di grano appoggiò, sospinto dai marosi, verso l'isola di Ponza nella speranza di trovare un ridosso.
Per il buio, il mare in tempesta e le difficoltà di manovra, nell'entrare nella rada del porto urtò violentemente gli scogli tra la Ravia e la Montagna di Santa Maria e naufragò nella notte del 3 dicembre del 1765.
Nella mattina del giorno 4 seguente, aiutati dai pescatori ponzesi coordinati dal governatore, i marinai della marticana guadagnarono la riva e la salvezza. Gran parte del carico, quello che uscì dalla stiva, spiaggiò a Sant'Antonio, Giancos, Santa Maria e le marine verso Frontone.
Il marinaio Scotto, scrivano di bordo e anch'egli di Procida, dichiarò che ben poca cosa si salvò e tutto il grano recuperato fu ammassato e messo a disposizione dell'Annona di Roma.
Ne seguì un contenzioso tra le Società Assicurative e il governatore dell'isola.
Evangelista Bianchi fu accusato di frode e profitto illecito da naufragio ma alla fine fu assolto e continuò il suo incarico ancora per molti anni. Quell'inverno molti ponzesi utilizzarono il grano raccolto con tanta pazienza tra la rena e gli scogli di Ponza.








Un pò di foto del mare in tempesta all'isola di Ponza 

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



Una marticana (martingana) napoletana
(immagine reperita in rete)

Nota:
Il libro di Silverio Mazzella "Racconti e leggende dell'isola dei pescatori" contiene anche del bellissimi acquerelli realizzati dall'autore.

Altra Nota:
La marticana (martigana o martingana) era un'imbarcazione di stazza rilevante, a vela, utilizzata per il trasporto delle merci. Copriva anche lunghe distanze. Nella "Monografia",  scritta verso la metà dell'Ottocento, il Tricoli conta nel Porto di Ponza "3 martingane".

domenica 3 dicembre 2017

La chiesa di Santa Maria

A Ponza, nella piccola frazione di Santa Maria, a due passi dalla spiaggia, c'è una chiesa che è un gingillo...un amore, tenuta benissimo, dedicata a San Giuseppe.
La chiesa di San Giuseppe fu costruita sul terreno donato da Pietro Mazzella detto "Pietr uapp", ma pare che già nel 1228 esistesse una chiesa a Santa Maria.
 Infatti il "Codex Cajetanus", riporta, sotto la data del 1 dicembre 1228, l'accettazione da parte di Leone, prete della chiesa di Santa Maria, nell'isola di Ponza, di un legato a favore di detta chiesa fatto da D.Maria Gattola (fonte: Fabrizio M.Apollonj Ghetti "L'arcipelago pontino nella storia del Medio Tirreno")
La prima pietra venne benedetta il 4 marzo 1828, dal vescovo di Gaeta Monsignor Parisio ma i lavori furono interrotti per l'improvviso crollo del tetto.
E pensare che gli abitanti di quella zona ci tenevano tanto alla loro chiesa...avevano trasportato le pietre durante i lavori per costruirla...
Il 15 novembre 1886, dopo aver sperato inutilmente che riprendessero i lavori, gli abitanti di Santa Maria e dei Conti mandarono una petizione al papa Leone XIII chiedendo un aiuto.
Già in quella petizione scrivono di San Giuseppe come Protettore...
Fanno presente che la chiesa di Ponza Porto è distante e durante l'inverno non riuscivano ad andare a Messa.
Finalmente i lavori della chiesa ripresero ed il 21 giugno 1895 venne consacrata dal vescovo di Gaeta.
Venne affidata al sacerdote don Antonino Conte, anche lui si era prodigato scrivendo una lettera chiedendo il completamento  della chiesa. E poi ancora don Aniello Conte, nipote di don Antonino Conte, di cui ho già raccontato in un altro post (Aneddoti o quasi: "Addò sta Ddie?)
Per molti anni è stato parroco della chiesa di Santa Maria don Salvatore Tagliamonte.
Alcune di queste foto sono state scattate dalla Cantoria grazie alla gentilezza della signora Cinzia che ha permesso alle mie figlie di salire lassù.
Le foto sono di Marianna Licari.






L'organo

La targa che attesta chi ha costruito l'organo





venerdì 1 dicembre 2017

Le Grotte azzurre di Ponza

Un tempo alle grotte azzurre ci arrivavamo con una barchetta a remi e in una di esse era veramente uno spettacolo. Oggi sono dimenticate eppure sono a di fronte al porto, a due passi dalla frazione di Santa Maria.
D'estate è ormai impossibile entrarci per la quantità di natanti che ne ostacolo l'accesso.
Il viaggiatore dell'Ottocento Graeser ne descrive la bellezza, lui le chiama grotte di Pilato.
Ecco le sue parole: "Sotto il promontorio di Santa Maria, proprio di fronte al porto, ci sono le grotte di Pilato, da non confondere con i bagni di Pilato situate dall'altra parte, con tre imponenti caverne che vengono usate come bagni, specie quella centrale che è la più grande.
E' meraviglioso bagnarsi in questa sala a cupola. Il pavimento è come smeraldo liquido ove luccicano lapislazzuli.
Come in un imponente Pantheon le pareti si inarcano risplendenti come metallo, dai colori verde, ocra pallido e azzurro, fino all'orlo che bagna l'acqua dal colore rosa-violetto.
E' stupendo immergersi nei favolosi miracoli del fondo: mani argentee afferrano cupidamente i preziosi che brillano, e, trattenendo il respiro, li portano alla luce, per poi farli ricadere quasi con disprezzo come ciottoli grigi che ritornano di nuovo ad illuminarsi sul fondo come purissimi monili.
La grotta di Pilato è illuminata da aperture laterali, un pò sotto il livello dell'acqua, da dove entra la luce, come nella grotta azzurra di Capri, solo che questa non è azzurra ma di un verde intensissimo. In fondo alla grotta si allarga una spiaggia di piccoli sassi, che sembra fatta apposta per servire da spogliatoio."
Una descrizione fantastica!!!


L'interno della grotta azzurra
(Foto di Giovanni D'Atri)



Le grotte azzurre viste dalla Torre dei Borboni con i natanti davanti che ne ostacolano l'accesso
(estate 2016)



In primo piano la Torre, in lontananza le grotte azzurre



Il porto di Ponza vista dalla grotta azzurra

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)


L'interno della grotta azzurra in una foto degli anni sessanta tratta dalla rivista "Ponza mia"

Nota:
Le grotte di Pilato citate da Graeser sono oggi chiamate grotte azzurre da non confondersi con i bagni di Pilato sotto il promontorio della Madonna o con la grotta di Pilato altro nome della cisterna di via Parata.

mercoledì 29 novembre 2017

La chiesetta della Madonna della Civita

Questa chiesetta, fu fortemente voluta da Monsignor Luigi Dies e fu costruita nel 1954, sugli Scotti, in località Fontana, sul terreno donato dalla famiglia di Costantino Tagliamonte.
E' una chiesetta carinissima in mezzo al verde, c'è un pozzo per l'acqua, nella piccola sacrestia c'è ancora il letto di Monsignore ed in una campana di vetro c'è una statuetta della Madonna con il Bambino.
Ogni 21 luglio c'è una suggestiva processione, con il quadro raffigurante la Madonna della Civita, tra i viottoli di campagna ed è seguita da gente che arriva da ogni parte dell'isola.
Il culto di questa Madonna però è secolare perchè i ponzesi, un tempo, si recavano a Itri dove a 673 metri di altezza c'è il Santuario a Lei dedicato.
I ponzesi partivano per Gaeta con piccoli gozzi e poi arrivavano al Santuario con le carrozzelle, chi addirittura ci andava a piedi per implorare qualche grazia o per ringraziare.

Un pò di foto



La chiesetta della Madonna della Civita sugli Scotti
(Foto luglio 2017)




L'interno della chiesetta.Il quadro raffigurante la Madonna della Civita posizionato sopra l'altare è stato portato in processione



Questa era la cameretta di Monsignor Dies con il suo letto



Una bella Madonnina antica protetta da una campana di vetro



Il pozzo da cui si attinge l'acqua

(Le foto sono di Marianna Licari)

domenica 26 novembre 2017

Giorgio e Germaine, un amore indissolubile

Ponza come tante altre isole è stata luogo di confino. Venivano mandate persone contrarie al regime fascista e giunsero persone importanti come Nenni, Pertini, Spinelli e tanti altri.
Giunse anche Giorgio Amendola che proveniva da una nota famiglia borghese e suo padre era un ex ministro. Restò a Ponza come confinato dal 1933 al 1937.
Ecco l'arrivo di Giorgio a Ponza attraverso le parole scritte nel suo libro Un'isola: "...Le isole sfilavano, Procida, Ischia, Ventotene. dopo l'oscurità del carcere ritrovavo la luce, l'aria, il sole. Finalmente entrammo nel porto di Ponza, circondato dall'anfiteatro delle case bianche, lucenti di calce fresca. Ero arrivato. avrei passato nell'isola quattro anni, un periodo, tutto sommato, felice della mia vita."
"Dopo un'attenta perquisizione salii dalla banchina sino alla sede della direzione della colonia. Passai attraverso una folla di curiosi. distinsi il volto di compagni conosciuti. L'arrivo del vaporetto era un'avvenimento, al quale molti cercavano di non mancare. Alla direzione mi fu consegnato il libretto del confinato. Lo dovevo portare sempre con me e presentarlo ai due appelli della giornata. Il direttore mi fece un breve pistolotto e mi consigliò prudenza e disciplina."



Le case che circondano il porto di Ponza



La nave in arrivo al porto
(Foto Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

Ma veniamo a Germaine...
Giorgio incontrò Germaine Lecocq a Parigi ad un ballo popolare il 14 luglio 1931, giorno della festa nazionale.
"Fu un amore a prima vista, non una favola romanzesca, ma la base stessa della nostra vita. Sono passati 49 anni, io scrivo, lei dipinge, siamo invecchiati insieme, ma tutto è nato allora, in quella calda serata di festa popolare."
Anche Germaine giunse a Ponza per vivere la storia d'amore con Giorgio e tante persone erano curiose di vederla.
"Al porto di Ponza c'era la folla delle grandi occasioni. Tutti confinati, militi ed agenti, carabinieri, molti ponzesi, volevano vedere la "parigina". allora nella fantasia popolare sopravviveva il mito della parigina "libera ed elegante, che per cinque franchi  ti fa veder le gambe". Germaine aveva sofferto il mal di mare ed era scesa a terra bianca e tremante. La perquisizione fu appena accennata, per la comprensione della moglie del custode del carcere, incaricata, per le donne, di tale funzione. Finalmente la vedemmo iniziare la salita, dalla banchina al paese. Fu una grande delusione, niente parigina truccata e vistosa, una fanciulla fragile, che non dimostrava di avere ventiquattro anni. Ci abbracciammo, sotto gli occhi di tutti. Germaine reprimeva le lacrime. Ci fu un tentativo di applauso, poi la portai nella casa che avevo preparato. 
La casa stava su una scalinata interna del paese. Due grandi stanze comunicanti. Una guardava verso il mare."



(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

Si sposarono civilmente il 10 luglio 1934 e la loro casa era sulla Dragonara.
Un amore indissolubile...Germaine morì poche ore dopo Giorgio straziata dal dolore per la perdita del suo compagno di una vita. Era giugno del 1980.


Giorgio e Germaine
(Immagine reperita in rete)

Nota:
Nel novembre del 1985 venne girata a Ponza una parte del film di Carlo Lizzani "Un'isola" sul confino politico di Giorgio Amendola. 
Massimo Ghini interpretò Giorgio Amendola , Christiane Jean invece Germaine.

venerdì 24 novembre 2017

Un incidente in mare accaduto negli anni '30

Negli anni '30 una motonave con dei passeggeri, pare si chiamasse Saturnia, a causa della nebbia, si schiantò sullo scoglio della Ravia proprio nella fenditura che si vede.
Era spento anche il fanale verde che è collocato appunto su questo scoglio.
Questa storia mi è stata raccontata da Alessandro Romano ma non so altro...sarebbe interessante saperne di più...
Chissà se c'è ancora qualcuno che ricorda questo episodio o ne ha sentito parlare...


Lo scoglio della Ravia e il fanale verde



In questa fenditura si schiantò la motonave



Lo scoglio della Ravia



La motonave si schiantò in questa parte dello scoglio

martedì 21 novembre 2017

Buon compleanno Rosa!!!

Oggi ha compiuto cento anni una persona speciale, Rosa Galano.
Le nostre famiglie sono state sempre legate da molto affetto.
Tutto è nato dal suo laboratorio da sarta...
Mio padre Ciro vide per la prima volta  mia madre Elvira proprio da  Rosa Galano, dove diverse ragazze andavano ad imparare i rudimenti di cucito, come si usava un tempo.
Era importante che una donna sapesse usare l'ago e il filo...poteva servire nella conduzione della vita familiare.
Fu un incontro fatale...
Rosa ricorda bene quell'incontro...
Buon compleanno Rosa!!!


Rosa Galano con le figlie Vera e Lavinia

domenica 19 novembre 2017

Bellissima Palmarola


Questo video è stato realizzato nello scorso mese di ottobre da Biagio Cammarone che, purtroppo, ieri ha perso la vita in un incidente con il suo aereo ultraleggero tra Pomezia e Ardea.
Il suo aereo ha perso quota ed ha colpito i fili dell'alta tensione prendendo fuoco.
Dalle sue parole, in questo video, si capisce che è estasiato dalla bellezza di Palmarola.
Probabilmente è stato l'ultimo volo sulle nostre isole che spesso ha sorvolato con il suo aereo.
Ora potrai volare libero nel cielo!!!

venerdì 17 novembre 2017

Santo Stefano, isola di sofferenza, vista e raccontata da John Peter

Di Santo Stefano ne ho già scritto in questo blog proprio perchè è stato cappellano dell'ergastolo, per diversi anni, uno zio di mia madre, don Aniello Conte.
Mia madre, negli anni '40, è stata qualche volta da suo zio a Santo Stefano e mi ha raccontato che andavano a pregare nel piccolo cimitero dove erano sepolti i detenuti.
Il viaggiatore John Peter racconta in un libro Italie inconnue Alle isole di Ponza (Italia sconosciuta alle isole di Ponza) il viaggio nelle nostre isole nel 1895 e giunse anche a Santo Stefano.
Ecco cosa scrive: "...appena arrivato ho preso una barca per andare a Santo Stefano dove si trova un carcere durissimo ecosì tristemente noto in Italia. Santo Stefano è un tronco di cono che esce dall'acqua con la massa di lava marrone, in alcuni posti lucido come il vetro e con qua e là grotte e feritoie verticali che raggiungono il mare. Una terra nera e fertile, una massa di argilla mista a scorie appena sopra le rocce; questa terra è eccellente per la coltivazione di ortaggi. Tutto intorno l'isola le grotte scavate in riva al mare sono quasi sempre sconquassate dalle onde che le fanno franare con un rumore assordante.
I romani conoscevano Santo Stefano quantunque la loro storia non ne parli. Mi è stato mostrato nella parte dell'isola che guarda Ventotene, i resti di un'antica villa romana; ho raccolto dei bei pezzi di intonaco di vari colori.
Santo Stefano è stata utilizzata come isola di confino fin dai tempi antichi. Un Papa vi fece una prigione per sacerdoti viziosi. Ci sono ancora tracce di celle scavate nella roccia e si dice che fossero le loro abitazioni. Oggi Santo Stefano è soggiorno dei forzati.
Di solito si sale, nel lato nord dell'isola, da un'antica rampa tagliata nella roccia che parte dal piccolo approdo detto la Marinella. Altri tre percorsi, difficili, che partono dall'alto e attraversano detriti rocciosi verso Sud e Ovest conducono alle rocce giù al mare, e sono utilizzati quando per il mare grosso non è possibile l'approdo alla Marinella.
Una prigione, costruita alla fine del secolo scorso, corona Santo Stefano. I primi detenuti arrivarono nel 1795; tra loro c'era l'architetto della prigione stessa, l'ingegnere Carpi, condannato per reati politici. Questa prigione è un enorme edificio giallo, circolare e a tre piani. Le case degli amministratori sono nelle vicinanze formando una cittadella molto moderna, dipinta in grigio e rosa dalle finestre con le persiane verdi. Il contrasto dei colori e l'architettura fa capire subito dove si vive e dove si soffre."



L'ergastolo di Santo Stefano visto dall'alto


L'isola di Santo Stefano...si vede bene l'ergastolo



L'entrata del cimitero
Ai lati c'è scritto: Qui finisce la giustizia degli uomini (a sx); Qui incomincia la giustizia di Dio (a dx)
(Foto di Giampaolo Santomauro)

Del cimitero così scrive John Peter: "E' la morte, a volte, che libera il condannato. Quando mette fine alla sua miserabile vita viene sepolto senza cerimonie ma con una certa decenza. Due detenuti portano la bara su una barella al cimitero che si trova ad Ovest dell'isola. Mettono una croce sulla tomba, si inginocchiano, pregano per il defunto e poi nell'allontanarsi levano le mani in segno di saluto, l'addio al loro compagno di sventura."



Don Aniello Conte, ormai anziano, con la sua testimonianza, nel 1953, fece scarcerare un innocente, Carlo Corbisiero, detenuto nel carcere di Santo Stefano dal 1934 con l'accusa di omicidio

mercoledì 15 novembre 2017

U cànte

U cànte è una parola in dialetto ponzese che significa un pendio del fondo marino dove i pesci e le aragoste si ammucchiano rendendo più ricco il pescato.
A proposito di questo termine Ernesto Prudente racconta un aneddoto: " Partecipai, con il maestro Tatonno Scotti alle elezioni amministrative del 1956, per aiutare Francesco Sandolo, avversario della democrazia cristiana, che si trovava impelagato in un processo amministrativo. La lista aveva per simbolo l'aragosta. Ci trovammo per caso, durante lo sfoglio, nella IV sezione posta nella zona della chiesa di Le Forna dove, a scrutinio concluso, la lista avversaria prese solo sette, ripeto, sette voti. Un plebiscito. Il presidente della sezione era un magistrato della Corte di Appello di Roma. Un simpatico vecchietto che nella lettura dei voti ripeteva: aragosta, aragosta, aragosta, aragosta fino a stancarsi tanto da imporre una sosta con la richiesta di un bicchiere d'acqua. Un vecchio pescatore che seguiva lo sfoglio, a voce alta, nel sentire sempre e continuamente: aragosta, aragosta, disse: " stamme facce u cante" e dovette dare spiegazioni al presidente che si era fermato per attendere il bicchiere d'acqua che aveva chiesto e che il vecchio sagrestano, scrutatore di quel seggio, con abitazione vicina, si era mosso per andarlo a prendere.
Quando tornò con il bicchiere pieno d'acqua, lo prese dal vassoio e lo porse al presidente che ebbe un sussulto e. a voce alta, disse: "Non c'è da meravigliarsi, qui le chele sono finanche nelle vostre mani."
Il buon Scarabucchièlle aveva il pollice della mano destra diviso in due come la chele di un crostaceo."
(Dal libro "ALFAZETA Voci del dialetto ponziano)



La chiesa di Le Forna
(Estate 2015)



L'aragosta
(Foto reperita in rete)






Il dottor Francesco Sandolo ex sindaco di Ponza
(Foto dell'Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



Ernesto Prudente

lunedì 13 novembre 2017

Una bella edicola votiva

Scendendo per la strada che da sopra i Conti porta a Santa Maria, sul muro di un'abitazione, c'è questa bella edicola votiva.
E' veramente carina!!!


La statuetta di San Silverio, una Madonnina e San Giuseppe
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