Dal libro di Paolo Iannuccelli "GENTE DI PONZA" che ha intervistato Ernesto Scotti, il sommergibilista:
"Quattordici decorazioni prese sul campo, una Croce di guerra, cittadino onorario spagnolo. Quindici anni a bordo dei sommergibili della Regia Marina, Ernesto Scotti ne ha tante di cose da raccontare. E' uno dei personaggi più conosciuti a Ponza. Si è imbarcato sul sommergibile Diaspro come capo elettricista ed ha partecipato alla guerra di Spagna nel 1936. "Ho preso parte a tutte le operazioni belliche che si sono svolte nel mare di Spagna dove abbiamo dimostrato grande valore, facendo anche azioni di controspionaggio."
Fin dall'inizio gli insorti, guidati da Francisco Franco, poterono contare sull'appoggio di gran parte dell'esercito e sull'aiuto politico e militare delle due potenze fasciste, Italia e Germania, oltre agli aiuti finanziari il nazismo inviò 70.000 volontari, in gran parte contadini e proletari, reclutati con molte promesse, circa 800 aerei, 2000 cannoni e quasi 8000 mezzi. Ernesto Scotti era a bordo del Diaspro: "Una vita dura. Il sommergibile ti faceva impazzire. Il guadagno era discreto, per quell'epoca non potevo lamentarmi."...
"Poi Ernesto ha partecipato a molti combattimenti svoltisi nel Mediterraneo nella seconda guerra mondiale. Era a Capo Matapan, nel 1941, a bordo di un sommergibile.
"Con altri sottomarini, avevamo chiuso la flotta inglese a Matapan e chiesto a Roma l'ordine di attaccare. Ci hanno risposto 'aspettate', quell'ordine non è mai arrivato. Siamo stati costretti s fuggire. Gli ordini arrivavano spesso in ritardo, qualche volta eravamo persino a corto di carburante. Molti ammiragli pensavano più a mantenere la cosiddetta poltrona che a vincere la guerra".
Nell'Egeo dopo un attacco aereo tedesco la reazione degli inglesi non si fece attendere. Da Alessandria e dal Pireo partì una potente flotta per attaccare quella italiana che era stata segnalata appena aveva lasciato il porto. Al comando c'era l'ammiraglio Cunningham che ha preso la decisione di uscire in mare con tutte le navi a sua disposizione. Erano meno potenti delle navi italiane, ma avevano a bordo una portaerei e un radar. La squadra britannica, al termine della battaglia, recuperò 55 ufficiali e 850 marinai italiani. Apparvero quindi aerei tedeschi e Cunningham, temendo per le sue navi, sospese le operazioni di salvataggio, lasciando centinaia di altri marinai in mare. Giunse ad Alessandria il 30 marzo 1941, non senza aver subito numerosi attacchi aerei per tutta la giornata precedente. Subito dopo la partenza aveva inviato un messaggio all'ammiraglio di squadra Arturo Riccardi, capo di Stato maggiore della Marina, informando di quei naufraghi ancora nella zona. Riccardi rispose ringraziando e dicendo che la nave ospedale Gradisca era già partita alle 17 del giorno precedente. Arrivò invece il 31 marzo, a causa della scarsa velocità e riuscì a soccorrere solamente 147 marinai e 13 ufficiali. A Capo Matapan perirono 2023 marinai italiani: 782 dello Zara, 813 del Fiume, 328 del Pola, 211 dell'Alfieri, 169 del Carducci.
Appena saputa la notizia di Capo Matapan, lo stesso Winston Churchill aveva dichiarato che "la flotta italiana era stracciata". Mussolini, riconoscendo l'errore di aver precedentemente bloccato la costruzione di portaerei - che avrebbero potuto evitare il disastro - ordinò precipitosamente la costruzione dell'Aquila e dello Sparviero navi che non furono mai completate, e che in molte altre situazioni fecero sentire la loro mancanza.
Cunningham, l'artefice della vittoria, scrisse nelle sue memorie che: "Matapan fu una triste storia per gli italiani". E lo fu davvero.
"Il nostro sommergibile fu affondato di notte, io ero in plancia insieme alla vedetta a fumare una sigaretta, arrivò un siluro, fui spostato in acqua insieme ai miei compagni in plancia e riuscii a salvarmi, gli altri affondarono insieme al sommergibile".
Ernesto Scotti rientrò frettolosamente in Italia e nel dopoguerra continuò a lavorare in Marina. "Vivevo a Napoli, poi a Cagliari dove prestavo servizio al porto poi, ottenuta la pensione sono ritornato a Ponza. Il ricordo di quei sommergibili (Diaspro, Ondina, Argonauta, Berillo) è sempre presente in me. Non potrò mai dimenticare quei giorni della seconda guerra mondiale".
Ernesto Scotti era nato a Ponza il 13 / 10/ 1912 ed è morto ad Anzio l'8 / 05/ 2002. Rimasto orfano di padre giovanissimo ha dovuto svolgere svariati lavori per aiutare la famiglia. Si arruolò in Marina, sui sommergibili. dove divenne Capo elettricista.
Per ironia della sorte proprio un sommergibile lo rese orfano di padre colpendo mortalmente la goletta su cui viaggiava.
Il padre Vincenzo perse la vita nell'affondamento del "Corriere di Ponza" nel marzo 1918. Era proprietario di una goletta, la Rosalia Scotti. Lasciò la moglie Rosalia Tagliamonte, i figli minori Antonio, Luisa, Ernesto, Silverio e Lucia. La goletta Rosalia Scotti fu venduta poi a Cagliari.
Ernesto Scotti però doveva essere una gran persona perchè fin da ragazzo si era distinto per il suo coraggio salvando tre bambini da un annegamento. Il giorno 11 settembre 1926 stavano annegando, mentre cercavano di imparare a nuotare, nella scogliera denominata "Punta Bianca". Il mare era profondo circa 4 metri ed Ernesto con coraggio si buttò in mare vestito riuscendo a salvarli. I bambini erano De Luca Angela di Vincenzo, 11 anni, De Luca Domenico di Vincenzo, 8 e Coppa Ave Maria di Silverio,10.
Ernesto Scotti
( Per gentile concessione del figlio Silverio)
Il sommergibile Diaspro su cui è stato imbarcato Ernesto Scotti
(Foto reperite in rete)


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RispondiEliminaCommento inviato da Silverio Scotti, il figlio: "Grazie a Francesca per aver ricordato Ernesto Scotti, mio padre, e grazie anche a Paolo Iannuccelli che dedicò a lui alcune pagine del sui bel libro " Gente di Ponza".
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