venerdì 9 ottobre 2026

Beatrice, la sartina ponzese nella Valdarno

Nei primi anni del '900 all'isola di Ponza c'erano i relegati della Compagnia di Disciplina, soldati che durante la guerra si erano resi colpevoli di propaganda sovversiva.  Finì a Ponza anche Enrico Rossini, proveniente da una famiglia di contadini socialisti, la sua colpa era quella di aver cantato nella camerata della caserma Bandiera Rossa.

Enrico però a Ponza trovò l'amore e si sposò. Era toscano, di un paese vicino ad Arezzo.

Ecco la sua storia raccontata da un pronipote, Antonio Usai.

"La notte, i militari della Compagnia di disciplina dormivano nel carcere borbonico, situato sulla collina della Madonna. Di giorno, uscivano quasi soltanto per andare a lavorare. Furono impiegati come uomini di fatica nella realizzazione di importanti opere pubbliche. Si ricordano, tra le tante, la sistemazione della strada camionabile sterrata che collegava il rione del Porto con Le Forna e il consolidamento dell'antico tunnel romano di Santa Maria. 

Giunto a Ponza, in caserma nell'antica Torre dei Borboni, ad Enrico fu consegnata una divisa militare un pò abbondante. Lui era alto e magro e con quel vestito sembrava uno spaventapasseri. La prima volta che andò in libera uscita si recò in una bettola sul porto per bere un bicchiere di vino con gli amici. 

I Montella vendevano vino al minuto nella loro abitazione ma, su richiesta, preparavano anche i piatti unici della tradizione culinaria napoletana. Si trattava in genere di cibi semplici: pane o gallette bagnate con pomodoro, origano, olio, acciughe o tonno fatto in casa;  rotondi in carpione o polpi lessi in insalata; minestre di verdure, pastasciutta al pomodoro e basilico.

Il giovane soldato chiese al gestore se conoscesse un sarto in grado di rendere più accettabile la sua divisa grigioverde. Antonino Montella rispose che la sua figlia maggiore, Beatrice, la cameriera, era anche una brava sartina. La ragazza, su invito del padre, prese le misure al giovanotto, sotto l'occhio vigile di mamma Antonia, detta 'Nduniella.

Il giorno dopo, di buon mattino, Enrico consegnò la divisa alla graziosa sartina, ma prima infilò nella tasca dei pantaloni un bigliettino con alcune frasi d'amore scritte per lei. Bice trovò casualmente il biglietto, lo lesse furtivamente con gli occhi pieni di gioia, lo ripiegò e poi lo rimise al suo posto. 

Il giorno convenuto, Enrico passò a ritirare il vestito. Era curioso di vedere come si sarebbe comportata la ragazza nei suoi confronti. Rimase deluso perchè Beatrice assunse un atteggiamento piuttosto distaccato, molto professionale. Allora le chiese sfacciatamente se avesse letto il suo messaggio. Lei mostrò indifferenza e rispose negativamente. Non voleva dare soddisfazione al giovane spasimante!

Con la divisa ben modellata, Enrico sembrava un figurino! Era un bel giovane, alto, robusto, sempre allegro, ironico e simpatico. Tutti i giorni si recava dai Montella per bere un bicchiere di vino bianco del Fieno o di Santa Maria, ma l'interesse maggiore era per Beatrice. Gli garbava osservarla mentre versava il vino nei bicchieri degli avventori. Trovava intrigante la sua cantilena napoletana e provava una certa emozione quando riusciva a scambiare qualche parola con lei. 

La ragazza mostrava di gradire il corteggiamento. Enrico era diventato amico di papà Antonino e dei suoi figli più grandi (...). Con tono scherzoso gli diceva: "Quando mi dai tua figlia? L'oste rispondeva sempre allo stesso modo: "Non è per te!"

Terminata la guerra e scontata la relegazione, il 20 novembre 1924 Beatrice ed Enrico si sposarono nella chiesa della S.S. Trinità di Ponza.  Enrico lavorava nell'edilizia, fece qualsiasi lavoro, anche il facchino del porto.

"Enrico era una persona buona, generosa, allegra, di compagnia, che trascorreva il tempo libero nelle poche osterie del porto. Amava il gioco delle carte e la passatella. Era un forte bevitore di vino e spesso i compagni si divertivano a farlo ubriacare. In un certo periodo  fu preso di mira da alcuni giovinastri che si trovavano sull'isola, probabilmente al domicilio coatto. Sembra che uno di loro avesse messo gli occhi sulla giovane moglie Bice. Per fargli dispetto, quando lo incontravano per strada lo canzonavano, se poi reagiva lo massacravano di botte. Stanco di subire angherie, un giorno Enrico sporse denuncia alle forze dell'ordine. D'intesa con lui, una sera i carabinieri si appostarono nei pressi della galleria di Santa Maria, con l'intento di cogliere sul fatto gli aggressori. Era buio pesto. Enrico era appena uscito dal tunnel quando i soliti noti si avvicinarono per insultarlo. Lui reagì e quelli gli saltarono addosso. Nella colluttazione uno degli aggressori tirò fuori un coltello e assestò un colpo al petto del malcapitato con l'intenzione di ucciderlo. Fortunatamente la lama fu deviata  dal portamonete di cuoio che Enrico teneva nel taschino della giubba. La lama si conficcò nell'addome anzichè  nel cuore e il giovane cadde a terra in una pozza di sangue. Per evitare un secondo colpo, impugnò a sua volta il coltello che portava sempre con sè e vibrò alcuni fendenti in aria. La tragedia si consumò sotto gli occhi dei carabinieri. Uno degli assalitori, colpito a morte, emise un urlo straziante di dolore, barcollò e poi crollò a terra senza vita. Al processo penale fu riconosciuta la legittima difesa, anche sulla base della testimonianza dei Carabinieri. Enrico non fu mandato in prigione ma l'incidente rimase scritto per sempre nel casellario giudiziale. Con l'arrivo dei figli diventò sempre più difficile per Beatrice far quadrare il bilancio familiare. A Ponza erano numerose le famiglie povere perchè c'era poco lavoro e la terra era poco fertile.

La presenza dei confinati politici oppositori del regime fascista non contribuiva a migliorare la qualità della vita dei ponzesi.

(...) Alla fine degli anni Venti, Enrico lasciò la famiglia per lavorare alla bonifica dell'Agro Pontino. In quel periodo egli fu protagonista di un episodio  che avrebbe potuto avere rilevanza storica: salvò - nientedimeno! - la vita al Duce!

Mussolini stava percorrendo un viottolo di campagna alla guida di una motocicletta, senza scorta, forse reduce da un incontro amoroso clandestino, quando ad un tratto perse il controllo del mezzo e uscì di strada. Cadde in un fossato pieno d'acqua e di fango e rischiò di annegare.

Enrico si stava dirigendo da solo, a piedi, verso una cantina sociale poco distante dalle baracche del cantiere per acquistare il vino per la cena. L'incidente stradale accadde improvvisamente a pochi passi da lui. Senza pensarci su, si avvicinò all'uomo e l'aiutò a uscire dal fosso. Era tutto bagnato e sporco ma non aveva niente di rotto. La luna illuminava a malapena la notte. Non lo riconobbe.

Lo sfortunato motociclista ringraziò il giovane soccorritore. Prima di riprendere la sua strada volle sapere da lui nome, cognome e recapito postale. 

Sentendo la sua parlata toscana chiese il motivo che lo avesse condotto in quelle paludi malsane. Poi ripartì a bordo della motocicletta un pò ammaccata ma ancora efficiente. Nei giorni successivi, Mussolini andò a trovare Enrico. Si presentò e gli disse: "Se avrai bisogno di me, scrivimi a Roma ed io ti aiuterò. Mi hai salvato la vita ed io non lo dimenticherò".

Il Duce mantenne la parola data: tutte le volte che Beatrice chiese un sussidio lo ottenne. Provvedeva lui direttamente, tramite la sua segreteria, oppure faceva intervenire donna Rachele.

Molti anni dopo, ripensando a quell'episodio, Enrico, memore della tradizione familiare socialista, osservando le macerie prodotte dalla guerra e la miseria in cui versava gran parte della popolazione, era solito ripetere: "Se avessi saputo che quel signore che stava annegando nel fango era Mussolini, l'avrei spinto ancora più giù, così avrei evitato all'Italia e agli italiani tante sciagure"".

(La storia di Beatrice, la sartina ponzese, è tratta dal libro di Gino Usai "PONZA CARCER ILLUSTRIUM" ed è frutto della ricerca di suo fratello Antonio)


Nota:

Beatrice Montella, detta Bici, sposò Enrico Rossini il 20 novembre 1924. Era la sorella di Michelina la nostra amata bidella della scuola elementare. Da Ponza poi si è trasferita con la famiglia in Toscana.


Beatrice Montella, Ponza 1930


Beatrice Montella con il marito Enrico Rossini, i figli Antonio, Angelo e Maria, Ponza 1930

(Foto gentilmente concesse da Antonio Usai, il pronipote)



La Torre dei Borboni dove Enrico Rossini trascorreva la notte


Isola di Ponza di tanti anni fa


mercoledì 7 ottobre 2026

Il Gemellaggio tra Ponza e Arbatax- Tortolì

 L'incontro tra le comunità di Ponza ed Arbatax- Tortolì c'era già stato lo scorso anno a novembre ed avevano siglato il gemellaggio. 

Nei primi giorni di ottobre la comunità sarda ha ricambiato la visita ritornando nell'isola dei loro genitori, dei loro nonni, degli antenati, provando una grande emozione.

Sono arrivati a Ponza il 1 ottobre e sono stati accolti dai  ponzesi calorosamente con la banda, i fuochi d'artificio e dagli alunni dell'istituto comprensivo C. Pisacane. 

Il giorno seguente credo sia stata molto toccante  la Messa, all'isola di Palmarola,  sotto lo scoglio di San Silverio che è venerato anche ad Arbatax dove il 20 giugno fanno una bella processione.

Il terzo giorno nella sala Polifunzionale C. Pisacane si è svolta una bella cerimonia con i sindaci ricordando la storia dei ponzesi che tanti anni fa hanno lasciato l'isola di Ponza in cerca di un futuro migliore. 

Sicuramente è stato molto emozionante!!!

Ecco il link del post che ho pubblicato sul Gemellaggio  con Arbatax-Tortolì dello scorso anno

https://frammentidiponza.blogspot.com/2025/11/da-ponza-ad-arbatax-nel-nome-di-san.html



















Le foto sono di Rossano di Loreto, 1 / 2/ 3/ ottobre 2026









Foto di Lina Raso, ottobre 2026


Le  mie cugine Amelia, Annamaria, Candida , mio cugino Rino Musella accompagnato dalla moglie con le mie sorelle Lella e Anna Maria Iacono. Accovacciati Lorenzo Iacono (nipote di zio Silverio) con Silvia (figlia di Annamaria Musella) con sua figlia. Accanto Maurizio Musella, Silverio Francavilla con la moglie Lia Pagano questi ultimi vivono ad Arbatax da tanti anni.

domenica 4 ottobre 2026

LUNA DI PONZA

LUNA DI PONZA

C'è un'altra Luna a Ponza.

Tale satellite è arcinoto,

fluttua sopra le città del mondo,

non ha gran cura di amanti

né di luminar oltre la Terra:

è di maree sol o di raccolti

che move da pria che l'homo nacque.

Ma a Ponza è il teatro suo,

spiccando oltre l'abbraccio di Chiaia,

spaccando reti di nubi e gelosia,

strizza l'occhio ad ogni isolano

che a Lei si volge, in meraviglia.

Ogni barca diventa fatata e brilla,

col marinaio che se ne reinnamora

e i pesci guizzano bizzarri dardi

tra gli scogli nastrati d'argento.

Ponza diventa più bella ed elegante,

grata di tanta meraviglia:

la Luna si compiace in silenzio,

platinando anche Frontone e il porto,

misurando scommesse col faro,

certa vincitrice quei lampi.

Così in questa apparenza cheta

ogni respiro si gonfia d'amore

all'aprirsi dell'onda della notte.

(Poesia di Andrea Valenti (Andrew D Val) che ne ha concesso la pubblicazione)


La Luna all'isola di Ponza, foto di Rossano Di Loreto




venerdì 2 ottobre 2026

Auguri nonni!!!

 Oggi, 2 ottobre,  ricordiamo i nonni, è la loro festa.

Voglio ricordare i miei nonni, loro sono i nostri angeli

Auguri a voi in cielo!!!


Nonno Peppino Iacono, era navigante, e nonna Olimpia Feola. Erano i genitori di mio padre Ciro.


Nonno Salvatore Conte, era contadino, e nonna Assunta Mazzella, vivevano in campagna, sopra I Conti. Erano i genitori di mia madre Elvira

mercoledì 30 settembre 2026

Francescantonio Mazzella

Del ramo familiare della mia nonna materna Assunta Mazzella finora non conoscevamo quasi nulla. Sapevamo che suo padre Pasquale era nato a Napoli nel 1859 ma tutto purtroppo si fermava lì. Oggi finalmente sappiamo di più. 

Francescantonio Mazzella era il nonno di Assunta Mazzella, mia nonna materna, ed era nato a Ponza nel 1819.

Era un marinaio cannoniere e fu fatto prigioniero sicuramente durante il periodo che determinò la caduta del Regno delle Due Sicilie .

Un documento attesta la sua morte nell'Ospedale Militare di Procida il 12 marzo 1861, pochi giorni prima della proclamazione dell'Unità d'Italia. Non si sa la causa della morte ovviamente, potrebbe essere stato ferito oppure essersi ammalato.

Era sposato con Maria Giuseppa Feola, figlia di Pasquale Antonio Feola e Rosa Mazzella, anche lei nata a Ponza. Dal loro matrimonio è nato Pasquale Mazzella, il padre di nonna Assunta. 

Probabilmente hanno avuto altri figli, dai documenti emerge una Francesca Antonia Mazzella nata il 15 marzo 1861, 3 giorni dopo la morte del padre. È nata a Pendino, Napoli. 

Tornando a Francescantonio, dai documenti di matrimonio e di nascita emerge che suo padre si chiamava Domenico Mazzella e sua madre Eugenia Scotti. 

È incredibile scoprire tante cose di una parte della famiglia!


Isola di Ponza, frazione di Santa Maria, da cui è originaria la famiglia Mazzella i discendenti del primo colono ischitano, Mattia



Assunta Mazzella mia nonna materna, Francescantonio era suo nonno 



Palazzo d'Avalos (Terra Murata) a Procida

 


 

Atto di nascita di Francescantonio Mazzella




Atto di morte di Francescantonio Mazzella


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