mercoledì 22 luglio 2026

La tragedia del piroscafo Santa Lucia

 La tragedia del piroscafo Santa Lucia, avvenuta a poche miglia dall'isola di Ventotene,  ha sconvolto tante vite ma soprattutto quella di Mirella Romano che perse il padre Carmine, finanziere di 31 anni,  in quell'affondamento. 

Per anni erano circolate voci, leggende ma nessuna verità.

Mirella appena ha potuto si è data da fare per raggiungere questo obiettivo: conoscere la verità e ci è riuscita.

È stata un’operazione di guerra in quanto gli alleati volevano fiaccare l’Italia bombardando tutto quello che capitava.
Quella mattina del 24 luglio 1943 gli aerei erano otto ed erano partiti dalla base di Protville, in Tunisia.
Quattro si lanciarono sul Santa Lucia mentre gli altri colpirono una piccola imbarcazione, presumibilmente tedesca.
Nel 2008 è riuscita a ritrovare anche un superstite, per puro caso.
È Vincenzo Moretti, in quel tempo carabiniere, si trovava su quella nave insieme ad altri colleghi. Non sapeva nuotare e si salvò restando attaccato ad un pezzo di legno.

Io però ho una testimonianza di quella tragedia, quella di mia madre Elvira.
Era appena diciassettenne ed era andata a Ventotene il 18 luglio per aiutare sua sorella Olga che aveva due bambine piccole.
Raccontava che su quella nave c’era anche una sua amica, Antonietta Galano e si dovevano incontrare a Ventotene.
Mia madre vide l’orribile spettacolo dell’affondamento dalla finestra di casa di don Aniello Conte, suo zio, che era cappellano dell’ergastolo di Santo Stefano.
In 28 secondi la nave affondò con il suo carico di vite umane, lasciando sulla superficie del mare un’enorme macchia.
Raccontava anche che il giorno precedente all’affondamento, oltre al Santa Lucia, fu mitragliata la lavanderia di Santo Stefano, per fortuna senza danni. Lei ed altre persone trascorsero la notte in una grotta sotto l’ergastolo.
Anche se era molto giovane ricordava perfettamente quell’orrore.

Ogni anno, grazie alla costanza di Mirella, si ricorda questa grande tragedia con delle cerimonie sia a Ventotene che a Ponza.




Il piroscafo Santa Lucia


Mirella Romano con il modellino del piroscafo Santa Lucia


La locandina con le cerimonie per l'Anniversario dell'Affondamento del Piroscafo Santa Lucia, luglio 2026

lunedì 20 luglio 2026

Una bella edicola votiva della Madonna della Civita

 All'isola di Ponza, su una parete della Banchina Di Fazio, accanto al negozio di nautica, c'è un'edicola votiva dedicata alla Madonna della Civita.

Pare sia stata realizzata intorno al 1935 come riproduzione di quella più antica e grande oggi conservata da Silvia, moglie di Francesco Aprea. 

Alcuni ricordano che Peppino Di Fazio, bisnonno degli attuali proprietari dei locali per la vendita di materiale nautico, allora alimentari, organizzava la festa rituale del 21 luglio, con preghiere davanti all'immagine, canti e giochi per i ragazzi compreso il palo della gallina che in seguito venne soppresso come quello nella tradizione per la festa di S.Silverio.

La consuetudine è durata fino al 1951/ 52 quando il parroco Luigi Dies fece edificare  la chiesetta dedicata alla Madonna della Civita nella frazione degli Scotti di Sopra dove si è definitamente trasferita questa devozione che nei tempi andati era sentita e avveniva anche nella frazione dei Conti e nella parte nord dell'isola,  Le Forna, nella zona di Cala Caparra. ( Tratto da "Le edicole votive a Ponza" di Giuliano Massari)

Qualche anno fa il quadro che c'era prima è stato sostituito con un bellissimo dipinto realizzato da Florentine Wallner (a tedesche d'a Ravia)

Nota:

Mia madre Elvira mi raccontava che festeggiavano la Madonna della Civita sui Conti, zona in cui abitava da ragazza. Addobbavano il quadro che raffigurava la Madonna custodito in un'edicola votiva e lei portò una pianta di nastrino (falangio) che purtroppo non ritrovò più..


Edicola votiva dedicata alla Madonna della Civita sulla Banchina Di Fazio, foto di Giuliano Massari, 2020

 
 Il dipinto che raffigura la Madonna della Civita



Il dipinto della Madonna della Civita mentre veniva realizzato da Florentine Wallner...sotto si intravede l'isola di Ponza 



Il dipinto in lavorazione


L'edicola votiva in Banchina Di Fazio

venerdì 17 luglio 2026

Ras Immirù confinato a Ponza

Ras Immirù  oltre ad essere cugino del Negus di Etiopia, Hailè Selassiè, era il più importante generale delle forze etiopi durante  la guerra del 1935 - 36 ed anche il suo consigliere.  

L'Italia aveva invaso l'Etiopia poichè si intendeva costruire l'impero fascista

Una guerra tragica in cui gli italiani usarono dei gas proibiti sulla popolazione etiope per sterminarla. 

Molti giovani italiani sono morti in quel conflitto, in Etiopia ci sono cimiteri dove sono sepolti, la maggior parte sono senza nome.

Ras Immirù fu catturato e  mandato in confino a Ponza. 

Fu imbarcato sul piroscafo Colombo che trasportava le truppe italiane che rientravano in patria.

Così racconta Ernesto Prudente: 
"Egli raggiunse Ponza il 13 gennaio 1937 con il cacciatorpediniere Aquilone in compagnia del generale Degiac e due inservienti. andò ad abitare a Le Forna ma subito si fece trasferire per le condizioni climatiche dannose alla salute del generale. Gli misero a disposizione la casa Mazzella (il maestro Silverio) situata sulla spiaggia di Santa Maria, ora Pensione Silvia, casa che venne poi, luglio 1943, adibita ad alloggiare Benito Mussolini quando, a seguito della celebre riunione del Gran Consiglio, venne fatto arrestare dal Re.
Il Folchi, nella sua opera "La persecuzione politica a Littoria" afferma che il generale Degiac donò alla statua della Madonna Addolorata, sita nella Cappella dei Conti, una medaglietta d'oro che lui portava al collo in segno di devozione."

Pare che Ras Immirù  durante le sue passeggiate sostasse in preghiera proprio davanti alla Cappella dell'Addolorata e gettasse monete attraverso le grate.

Anche questa è storia anche se poco conosciuta.


La casa dove soggiornò Ras Immirù e poi Mussolini sulla spiaggia di Santa Maria
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



La Cappella dell'Addolorata



La Madonna Addolorata all'interno della Cappella



Ras Immirù 
(Immagine reperita in rete)


mercoledì 15 luglio 2026

Lo scoglio della Botte

Questo petroso eremita s'erge da fondali così improponibili e severi da esser snobbato dai più audaci cormorani, non ha attracchi e la sua cintura è ostile al naufrago.

Lo si traversa in avvicinamento a Ventotene, anfitrione dell'avvistamento dell'isola.

E' il baluardo emerso di una montagna subacquea, di misteriosa storia,  periplo d'ogni imprudente scafo, poichè esso di notte è celato dalla tenebra. Le stelle pietose tentano di alleviare l'oblio che lo attanaglia, tuttavia con arduo frutto. 

Ma è lì, qual maestoso ciclope millenario, quasi un'esplosione dolomitica in mezzo ad un nulla cobalto. Impervio, scevro dal più minuscolo lichene, privo d'insetti , forse posatoio effimero di stanchi uccelli in migrazione,  sembra reclamare considerazione, esser partecipe di un pensiero affettuoso al passaggio dell'uomo di mare.

Eccolo il mio umile tributo. Ti raffiguro: imponente sentinella, inattaccabile e salda guglia i cui marosi tentan  la resa o slanciano abbracci di spuma  incontaminata. 

Contemplo  la tua esistenza solinga e immota, la tua tenacia, il tuo messaggio. 

 Resterai oltre ogni  transitoria  terrenità,  contando stagioni e  occhi di passaggio. 

Piccolo mondo preistorico , con rispetto ammiro le tue fattezze, scolpite da aria  e acqua senza tempo, il sole ti irrora di lampi  di mare,  d'azzurro  e blu ti cingono la vita , lunga e interessante  come una rotta che non finisce mai.

C'è sempre da imparare, a te va un mio omaggio di gratitudine.


Nota dell'autore: 

Questo testo è nato  dal silenzioso incontro  con uno scoglio solitario,  che si erge fiero e dimenticato  nel mare verso Ventotene. Non è solo pietra: è simbolo di resistenza , di solitudine viva,  di tempo che non chiede attenzione  ma la merita. 

(Testo e foto inviati, gentilmente, da Andrea Valenti (Andrew D.Val su FB), giugno 2026)


domenica 12 luglio 2026

Da Ponza a Ingeniero White

 Ci fu una vera catena migratoria da Ponza verso Ingeniero White, località dell'Argentina.  Iniziò già nei primi anni del '900 e poi continuò poichè furono chiamati a trasferirsi anche i loro parenti.

I vincoli di parentela in quel luogo si rafforzarono ancora di più e pregavano San Silverio attraverso un'immagine, un quadro finchè nel 1928 arrivò la statua del Santo. 

Oggi fanno una bella processione di San Silverio prima per le strade del paese poi viene portato su un'imbarcazione a benedire il mare. A Ingeniero White si festeggia però in autunno, a novembre o nei primi giorni di dicembre, poichè a giugno fa freddo da loro.

A Ingeniero White molti cognomi sono ponzesi come Aversano, Conte, Onorato, Califano, Feola...


Questa bella signora era Assunta Conte che sposò Agostino Aversano. A Ponza lei abitava a Frontone mentre Agostino sopra Giancos (Per gentile concessione di Maria Cristina Aversano, la figlia)


Maria Cristina Romano, madre di Assunta Conte, arrivò in Argentina nel 1948


In questa foto ci sono anche Assunta Conte, sua madre Maria Cristina Romano


Silverio e Josè Aversano in testa alla processione di San Silverio, 1961


Claudio Onorato porta la statua di San Silverio, 25 novembre2007

(Foto tratte dal libro di Susana Beatriz Martos "San Silverio El origen de una hermandad")

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