Nei primi anni del '900 all'isola di Ponza c'erano i relegati della Compagnia di Disciplina, soldati che durante la guerra si erano resi colpevoli di propaganda sovversiva. Finì a Ponza anche Enrico Rossini, proveniente da una famiglia di contadini socialisti, la sua colpa era quella di aver cantato nella camerata della caserma Bandiera Rossa.
Enrico però a Ponza trovò l'amore e si sposò. Era toscano, di un paese vicino ad Arezzo.
Ecco la sua storia raccontata da un pronipote, Antonio Usai.
"La notte, i militari della Compagnia di disciplina dormivano nel carcere borbonico, situato sulla collina della Madonna. Di giorno, uscivano quasi soltanto per andare a lavorare. Furono impiegati come uomini di fatica nella realizzazione di importanti opere pubbliche. Si ricordano, tra le tante, la sistemazione della strada camionabile sterrata che collegava il rione del Porto con Le Forna e il consolidamento dell'antico tunnel romano di Santa Maria.
Giunto a Ponza, in caserma nell'antica Torre dei Borboni, ad Enrico fu consegnata una divisa militare un pò abbondante. Lui era alto e magro e con quel vestito sembrava uno spaventapasseri. La prima volta che andò in libera uscita si recò in una bettola sul porto per bere un bicchiere di vino con gli amici.
I Montella vendevano vino al minuto nella loro abitazione ma, su richiesta, preparavano anche i piatti unici della tradizione culinaria napoletana. Si trattava in genere di cibi semplici: pane o gallette bagnate con pomodoro, origano, olio, acciughe o tonno fatto in casa; rotondi in carpione o polpi lessi in insalata; minestre di verdure, pastasciutta al pomodoro e basilico.
Il giovane soldato chiese al gestore se conoscesse un sarto in grado di rendere più accettabile la sua divisa grigioverde. Antonino Montella rispose che la sua figlia maggiore, Beatrice, la cameriera, era anche una brava sartina. La ragazza, su invito del padre, prese le misure al giovanotto, sotto l'occhio vigile di mamma Antonia, detta 'Nduniella.
Il giorno dopo, di buon mattino, Enrico consegnò la divisa alla graziosa sartina, ma prima infilò nella tasca dei pantaloni un bigliettino con alcune frasi d'amore scritte per lei. Bice trovò casualmente il biglietto, lo lesse furtivamente con gli occhi pieni di gioia, lo ripiegò e poi lo rimise al suo posto.
Il giorno convenuto, Enrico passò a ritirare il vestito. Era curioso di vedere come si sarebbe comportata la ragazza nei suoi confronti. Rimase deluso perchè Beatrice assunse un atteggiamento piuttosto distaccato, molto professionale. Allora le chiese sfacciatamente se avesse letto il suo messaggio. Lei mostrò indifferenza e rispose negativamente. Non voleva dare soddisfazione al giovane spasimante!
Con la divisa ben modellata, Enrico sembrava un figurino! Era un bel giovane, alto, robusto, sempre allegro, ironico e simpatico. Tutti i giorni si recava dai Montella per bere un bicchiere di vino bianco del Fieno o di Santa Maria, ma l'interesse maggiore era per Beatrice. Gli garbava osservarla mentre versava il vino nei bicchieri degli avventori. Trovava intrigante la sua cantilena napoletana e provava una certa emozione quando riusciva a scambiare qualche parola con lei.
La ragazza mostrava di gradire il corteggiamento. Enrico era diventato amico di papà Antonino e dei suoi figli più grandi (...). Con tono scherzoso gli diceva: "Quando mi dai tua figlia? L'oste rispondeva sempre allo stesso modo: "Non è per te!"
Terminata la guerra e scontata la relegazione, il 20 novembre 1924 Beatrice ed Enrico si sposarono nella chiesa della S.S. Trinità di Ponza. Enrico lavorava nell'edilizia, fece qualsiasi lavoro, anche il facchino del porto.
"Enrico era una persona buona, generosa, allegra, di compagnia, che trascorreva il tempo libero nelle poche osterie del porto. Amava il gioco delle carte e la passatella. Era un forte bevitore di vino e spesso i compagni si divertivano a farlo ubriacare. In un certo periodo fu preso di mira da alcuni giovinastri che si trovavano sull'isola, probabilmente al domicilio coatto. Sembra che uno di loro avesse messo gli occhi sulla giovane moglie Bice. Per fargli dispetto, quando lo incontravano per strada lo canzonavano, se poi reagiva lo massacravano di botte. Stanco di subire angherie, un giorno Enrico sporse denuncia alle forze dell'ordine. D'intesa con lui, una sera i carabinieri si appostarono nei pressi della galleria di Santa Maria, con l'intento di cogliere sul fatto gli aggressori. Era buio pesto. Enrico era appena uscito dal tunnel quando i soliti noti si avvicinarono per insultarlo. Lui reagì e quelli gli saltarono addosso. Nella colluttazione uno degli aggressori tirò fuori un coltello e assestò un colpo al petto del malcapitato con l'intenzione di ucciderlo. Fortunatamente la lama fu deviata dal portamonete di cuoio che Enrico teneva nel taschino della giubba. La lama si conficcò nell'addome anzichè nel cuore e il giovane cadde a terra in una pozza di sangue. Per evitare un secondo colpo, impugnò a sua volta il coltello che portava sempre con sè e vibrò alcuni fendenti in aria. La tragedia si consumò sotto gli occhi dei carabinieri. Uno degli assalitori, colpito a morte, emise un urlo straziante di dolore, barcollò e poi crollò a terra senza vita. Al processo penale fu riconosciuta la legittima difesa, anche sulla base della testimonianza dei Carabinieri. Enrico non fu mandato in prigione ma l'incidente rimase scritto per sempre nel casellario giudiziale. Con l'arrivo dei figli diventò sempre più difficile per Beatrice far quadrare il bilancio familiare. A Ponza erano numerose le famiglie povere perchè c'era poco lavoro e la terra era poco fertile.
La presenza dei confinati politici oppositori del regime fascista non contribuiva a migliorare la qualità della vita dei ponzesi.
(...) Alla fine degli anni Venti, Enrico lasciò la famiglia per lavorare alla bonifica dell'Agro Pontino. In quel periodo egli fu protagonista di un episodio che avrebbe potuto avere rilevanza storica: salvò - nientedimeno! - la vita al Duce!
Mussolini stava percorrendo un viottolo di campagna alla guida di una motocicletta, senza scorta, forse reduce da un incontro amoroso clandestino, quando ad un tratto perse il controllo del mezzo e uscì di strada. Cadde in un fossato pieno d'acqua e di fango e rischiò di annegare.
Enrico si stava dirigendo da solo, a piedi, verso una cantina sociale poco distante dalle baracche del cantiere per acquistare il vino per la cena. L'incidente stradale accadde improvvisamente a pochi passi da lui. Senza pensarci su, si avvicinò all'uomo e l'aiutò a uscire dal fosso. Era tutto bagnato e sporco ma non aveva niente di rotto. La luna illuminava a malapena la notte. Non lo riconobbe.
Lo sfortunato motociclista ringraziò il giovane soccorritore. Prima di riprendere la sua strada volle sapere da lui nome, cognome e recapito postale.
Sentendo la sua parlata toscana chiese il motivo che lo avesse condotto in quelle paludi malsane. Poi ripartì a bordo della motocicletta un pò ammaccata ma ancora efficiente. Nei giorni successivi, Mussolini andò a trovare Enrico. Si presentò e gli disse: "Se avrai bisogno di me, scrivimi a Roma ed io ti aiuterò. Mi hai salvato la vita ed io non lo dimenticherò".
Il Duce mantenne la parola data: tutte le volte che Beatrice chiese un sussidio lo ottenne. Provvedeva lui direttamente, tramite la sua segreteria, oppure faceva intervenire donna Rachele.
Molti anni dopo, ripensando a quell'episodio, Enrico, memore della tradizione familiare socialista, osservando le macerie prodotte dalla guerra e la miseria in cui versava gran parte della popolazione, era solito ripetere: "Se avessi saputo che quel signore che stava annegando nel fango era Mussolini, l'avrei spinto ancora più giù, così avrei evitato all'Italia e agli italiani tante sciagure"".
(La storia di Beatrice, la sartina ponzese, è tratta dal libro di Gino Usai "PONZA CARCER ILLUSTRIUM" ed è frutto della ricerca di suo fratello Antonio)
Nota:
Beatrice Montella, detta Bici, sposò Enrico Rossini il 20 novembre 1924. Era la sorella di Michelina la nostra amata bidella della scuola elementare. Da Ponza poi si è trasferita con la famiglia in Toscana.
Un pò di foto di quella Ponza del passato che non c'è più
Nella prima c'è la Torre dei Borboni dove Enrico Rossini trascorreva la notte, purtroppo non ci sono foto di Beatrice.