mercoledì 12 ottobre 2016

Quel che resta di una pagina dolorosa...

Durante l'estate scorsa sono andata alla vecchia miniera, un posto che non conoscevo.
A Ponza c'era una miniera anche molto importante che però ha distrutto nuclei abitativi e devastato una bella zona di Le Forna, la parte settentrionale dell'isola.
La bentonite venne scoperta dall'ingegnere Francesco Savelli ucciso poi durante l'eccidio delle Fosse Ardeatine nel marzo 1944.
Ernesto Prudente ci racconta della miniera nel suo libro Cronaca di cose ponziane:
"Chi si reca a Le Forna, la parte settentrionale dell'isola, non può non notare i segni criminosi di un recente passato.
Rilievi composti da terreni di riporto, burroni costituiti da scavamenti dissennati sono la testimonianza della distruzione di uno dei paesaggi più incantevoli di un'isola ritenuta tra le più belle del mondo.
Si cominciò a scavare nel 1935 in nome del caolino e della bentonite, materiali importanti per l'economia italiana, così si diceva, di cui Ponza possedeva giacimenti più puri e più consistenti di tutta l'Europa.
Per decenni si è operato sottoterra, scavando gallerie, in modo invisibile e poco preoccupante anche se su parecchie case si notavano incrinature dovute all'assestamento del terreno su cui poggiavano.
Si è poi passato, nel 1954, allo scavo a cielo aperto dando una spinta eccessiva alla produzione del minerale.
Non si è guardato in faccia a nessuno e nessuna cosa.
Sono sparite case a centinaia.
Gli abitanti venivano sfrattati in virtù di decreti del Distretto delle miniere e della Prefettura di Latina.
I proprietari di case e terreni, non sapendo a chi santo rivolgersi, chinavano il capo e accettavano la cattiva sorte.
Molte, tante, famiglie furono costrette all'esodo. Lasciarono Ponza per le isole della Toscana o per Formia e non hanno fatto più ritorno a Ponza.
L'economia locale subì le conseguenze di questa partenza in massa.
Vennero cancellate case, strade, colline e terreni coltivati.
L'inquinamento fu dilagante.
la silicosi fece il suo ingresso in campo, mietendo vittime anche fra i non addetti ai lavori.
Le ciminiere dei forni, dove veniva cotto il minerale, proiettavano e diffondevano polvere ricca di soda che penetrava nelle case, in tutte le case della zona, anche in quelle dove le fessure delle imposte erano accuratamente tappate.
Per vendemmiare si aspettava la pioggia che lavasse l'uva...."
"...La SAMIP avanzava come una piovra.
La Provincia aiutò la SAMIP alienando un tratto della strada provinciale Ponza - Le Forna.
Fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Il popolo dalle doglianze e dalle lamentele, dai ricorsi e dalle invocazioni, passò alle vie di fatto.
Scese sul terreno di guerra, fronteggiando l'avanzata delle ruspe.
A Calacaparra, sul tratto di strada che la Provincia aveva venduto alla SAMIP, venne portato un pullman che servì da garitta per i cittadini uomini, donne, bambini, che, a turno, montavano di sentinella per stazionare davanti alle ruspe.
Una casa, a pochi metri, venne requisita ed adibita ad ufficio comunale..."
Dopo un pò di peripezie...
"...Il sindaco vietò alla SAMIP, con ordinanza, di distruggere la strada su cui gravavano questi servizi di vitale importanza.
Il Prefetto non se la sentì di annullare, com'era solito fare, questo atto che fu come un diretto al mento della società mineraria. Crollò al tappeto e assegnò al sindaco un voto di centodieci e lode..."
E così si giunse alla chiusura della miniera...il sindaco allora era don Mario Vitiello, una persona perbene che aveva preso a cuore la sorte di quei ponzesi che abitavano in quella zona.
Una pagina dolorosa per Le Forna i cui resti sono ancora visibili, che attendono da quarant'anni una riconversione.
Un pò di foto che ho fatto durante la mia passeggiata.


Forte Papa e i resti di materiale minerario



Gli alberi di eucalipto



Sembra di stare nel deserto...in alto i resti del Forte Papa



Dalla miniera si vede il nucleo abitativo di Le Forna



Che mare azzurro!!!



Si vede il promontorio del Circeo...



Un angolo fantastico!

Nota:
Già nell'Ottocento si era a conoscenza di minerali nella zona di Le Forna. Ecco cosa scrive il Tricoli nella Monografia del 1855: " BIANCHETTO. Dopo del lavoro agricolo si distraggono i coloni alla manifatturazione della creta, bianchetto, insegnato loro dal sergente Cavone. Da grezzo che ricavano dalle miniere, la stemperano nelle aje che tengono presso le stesse, e messa in soluzione la materia si fa colare in altri alveari sottoposti, finchè restringe a calor di sole a divenir pastosa, onde ridurla a globbetti; lavorandone da due o tre mila cantaja l'anno, che smaltiscono alla capitale pei lavori di faenze. Molte sono le miniere in essa contrada, ma si decantano quelle di Peppeantonio, nonchè del Felìce pei filoni di creta vergine."

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