domenica 24 marzo 2019

L'infermeria borbonica di Ponza

Alle spalle della Chiesa di Ponza porto, i Borboni, realizzarono anche l'infermeria che consisteva in un grande caseggiato.
Con il tempo l'edificio ha perso lo scopo per cui è stato costruito, è stato acquisito dal Demanio e, per molti anni ha ospitato l'ordine religioso delle suore del Preziosissimo Sangue che dirigevano un orfanotrofio.
Le suore gestivano, in quei locali, anche l'asilo infantile, l'attuale "Ciro Piro" che noi bambini di quel tempo abbiamo frequentato.
L'ordine religioso ha lasciato l'edificio alla fine degli anni settanta e per un pò di tempo in quei locali si sono svolte diverse attività.
Ma poi, purtroppo, la struttura è finita nel degrado, era fatiscente, ed è stata acquisita dalla Guardia di Finanza per farne una caserma.
Ci sono voluti lavori di consolidamento e di ristrutturazione che sono durati un bel pò di tempo ma che hanno recuperato questo edificio storico.
La caserma è intitolata al Finanziere Antonio Serpe,del XVIII Battaglione, distintosi nel 1918, in Albania.



Sulla sinistra della foto l'infermeria borbonica



In questa foto si vede il caseggiato per esteso

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



Sulla sinistra della foto l'infermeria borbonica oggi sede della Guardia di Finanza
(Estate 2017)

mercoledì 20 marzo 2019

Le fresie

Le fresie fanno presagire l'arrivo della primavera e quelle di Ponza hanno un profumo inebriante.
Le adoro!!!
Quando ero ragazza e vivevo a Ponza la prima fresia proveniva dal giardino di Maria Conte, la dolce signora d'altri tempi, il cui ricordo mi è sempre caro.
Sapeva della mia passione per questo fiore...
Ho provato a mettere dei bulbi  nei vasi del mio balcone, le fresie sono fiorite ma non profumano come quelle di Ponza.



Le profumatissime fresie ponzesi

(Foto di Annalisa Sogliuzzo)

Nota:
Maria Conte, la dolce signora d'altri tempi, era la cugina di mia madre e sorella di Titina Conte. Era una persona squisita e provavo molto affetto per lei.

martedì 19 marzo 2019

San Giuseppe e San Silverio

Nello storico bar Tripoli, in piazza Pisacane, nel cuore dell'isola di Ponza, c'è questo quadro antico in cui sono raffigurati San Giuseppe e San Silverio. L'anno sull'immagine di San Silverio è il 1938.

Una foto del 2014


Molto belle le immagini dei due Santi
A San Giuseppe è dedicata la chiesa della frazione di Santa Maria e proprio oggi si celebra la sua festa.

domenica 17 marzo 2019

U munacielle

La credenza popolare immagina che u munacielle sia un fantasma che indossa il saio da monaco, un folletto a tratti buono ma anche dispettoso che occupa la casa.
La famiglia che abita in quella casa può ricevere tanta fortuna oppure essere infastidita a tal punto da essere costretta ad a cambiare abitazione.
La tradizione impone un fatto importante, la famiglia che riceve fortuna non dovrà mai dire ad altre persone della presenza del munacielle, se uno solo del nucleo familiare parla, da quel momento riceveranno solo guai.
La leggenda del munacielle ha origini antiche, nasce a Napoli nel 1445.
Il munacielle sarebbe il figlio di Caterinella, una signorina benestante che quando la sua famiglia si accorse che era incinta la rinchiusero in convento ed uccisero il fidanzato.
Il figlio gracilino crebbe in quel convento, indossava un vestito da monaco e morì in circostanze misteriose.
Da lì partì la leggenda del munacielle che i nostri antenati portarono fino a Ponza.
Ernesto Prudente nel suo libro "Leggende isolane" racconta del munacielle così:
"E' rimasto nelle zone dove è vissuto da vivo. E in questi luoghi la gente lo rivede mentre scorrazza nelle case vendicandosi, in qualsiasi modo e in qualsiasi maniera, di chi lo ha tormentato.
Una vendetta contraria la manifesta per chi ha avuto nei suoi confronti parole e opere di generosità e di umanità.
Quando la padrona di casa trova la bottiglia dell'olio rovesciata e vuota, la vescica della "nzogne" presa di mira dagli artigli del gatto, anche se non vive in casa, il salame appeso mangiucchiato dal roditore, l'acqua che ha invaso la cucina e allora non ci sono dubbi: il colpevole è il "munacielle".
E' lui che urtando il braccio della signorinella, che lavora al ricamo, le fa pungere il dito e il sangue non si stagna più. E' lui che mette lo sgambetto alla ragazza che porta a tavola il vassoio con i bicchieri, facendola rotolare per terra.
E' lui che inacidire il vino nelle botti.
In tutte le manifestazioni avverse c'è la mano diabolica del "munacielle".
Una diabolicità che si notava anche nel pianto continuo e abitudinario di un bambino. Le mamme, per tenere lontano il "munacielle", attaccavano agli indumenti intimi dei bambini, con una spilla di sicurezza, un "abbetielle", uno scapolare fatto da un pezzetto di stoffa che avvolgeva l'immagine di un santo.
Quando invece la massaia trovava sul tavolo della cucina una borsa piena di pasta, un fiasco pieno di olio, un sacchetto di patate, era stata anche opera del "munacielle" come era opera sua quando, nel rifare il letto, si trovava, fra le lenzuola, qualche moneta d'argento.
Era lui che tormentava coloro che lo deridevano."
Era lui che portava in casa benessere e tesori.
I nostri antenati lo importarono anche a Ponza dove ha vissuto, sempre a vicende alterne, fino alla metà del secolo scorso. Ha avuto un posto di rilievo nella cultura isolana. Si è sempre parlato della sua discontinua apparenza, con doni o bastonate a seconda del proprio comportamento o del proprio credito.
Ernesto scrive ancora a proposito del munacielle:
"Con gli anni è scomparso. E con la morte di Marietta a Gaetana e Titina int'i palette, nessuno ne parla più.
Nessuno, rivolgendosi a qualche fortunato, dice più: "Tiene u munacielle a case".
Il "munacielle" era temuto e rispettato. Da qualcuno finalmente amato".













(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



U munacielle

venerdì 15 marzo 2019

La lettera al Papa

Gli abitanti della frazione di Santa Maria nell'Ottocento avevano difficoltà ad andare a Messa perchè la chiesa di Ponza porto era lontana. Per raggiungerla dovevano inerpicarsi su sentieri ripidi, tortuosi e nelle giornate di brutto tempo, specialmente d'inverno, era impossibile.
La galleria che congiunge Santa Maria a Giancos era ostruita dai detriti quindi impraticabile, venne resa fruibile intorno al 1850.
I lavori della chiesa erano iniziati nel 1828 ma dopo il crollo della volta si fermarono.
La popolazione di Santa Maria nel 1886 scrisse una lettera al Papa Leone XIII chiedendo un aiuto affinchè fosse completata la loro chiesa..
La chiesa finalmente fu completata e fu consacrata il 21 giugno del 1895.


L'interno della chiesa di Santa Maria dedicata a San Giuseppe


Ecco il testo della lettera:







Questo il testo della lettera con la classica scrittura ottocentesca che mi ha fatto pervenire Eva Mazzella






Questo il testo comprensibile della lettera
Già in questa lettera eleggono come loro protettore San Giuseppe

(Tratto da "Appunti per un libro" di don Salvatore Tagliamonte)

Ma io ho la sensazione che prima di questa lettera ce ne sia stata un'altra indirizzata al Re scritta da don Antonino Conte.
Mia madre per anni ha custodito una lettera di preghiera affinchè riprendessero i lavori della chiesa di Santa Maria. Mi sembra sia stata scritta intorno alla metà dell'Ottocento.
La lettera è stata consegnata a don Salvatore Tagliamonte, allora parroco, in occasione dei cento anni della consacrazione della chiesa avvenuta nel 1995, ed era la copia originale.
Confesso che mi arrabbiai un pò per non averne fatto una fotocopia.
Bisognerebbe cercare nell'archivio della chiesa perchè io ho questo dubbio.
Don Antonino Conte era il fratello del mio bisnonno Placido ed è stato il primo sacerdote addetto alla chiesa di Santa Maria.


Don Antonino Conte
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