domenica 20 ottobre 2019

Un antico mestiere: 'A capere

A' capere è l'antesignana del parrucchiere odierno che, però, esercitava a domicilio quindi era lei che si recava in casa delle clienti.
A proposito di questo mestiere Luigi Sandolo così scrive nel libro "Su e giù per Ponza":
"Così veniva chiamata la pettinatrice o acconciatrice dei capelli che non mancava in occasione di matrimoni e feste. All'igiene ed alla pettinatura quotidiana la donna, che portava i capelli lunghi, si faceva aiutare da una parente o amica".
A Ponza, un tempo, veniva un parrucchiere, un certo Vitullo, ma ho un vago ricordo, mi pare esercitasse in Corso Umberto.
Però il parrucchiere che ha acconciato tante teste ponzesi è stato Silverio Spignesi che aveva il negozio in Corso Pisacane, Silverio 'u parrucchiere, poi subentrò suo figlio Vittorio, ma col tempo hanno lasciato questa professione per fare tutt'altro.
 Sul corso Pisacane, in estate, apriva il suo negozio di coiffeur Madame, una bella signora francese, la moglie di Marcel Botton del ristorante Ippocampo, io m'incantavo nel vederla lavorare...
Poi, ha aperto il negozio, Oriana, una marchigiana, prima giù alla Banchina Nuova ed ora è a Giancos.
 American Beauty di  Maria Pia Mazzella tutto l'anno garantisce, con professionalità, alle donne ponzesi e non, di poter acconciare i propri capelli.
Da qualche anno c'è anche il negozio di Ersilia Parisi in via Panoramica.
La bellezza di una donna sta anche nell'avere dei bei capelli curati.
Ma ritornando alla capere...
Un tempo le donne portavano capelli lunghi che raccoglievano in un tupè, 'u tuppo.
Io ricordo i bellissimi capelli di mia nonna Olimpia raccolti in un tupè






Madame con il marito Marcel e la nipotina Francesca

(Foto gentilmente concesse da Francesca Brunelli)



Nonna Olimpia con nonno Peppino. Ricordo i bellissimi capelli di nonna raccolti in tupè.

(Dall'album di famiglia)



Dei bellissimi capelli

(Foto American Beauty di Mariapia Mazzella)

venerdì 18 ottobre 2019

Il Fieno

All'isola di Ponza quando dici la parola Fieno subito si pensa al vino.
In questa lingua di terra, alle pendici del monte Guardia, si è sempre prodotto il miglior vino dell'isola fin dall'arrivo dei primi coloni.
Il terreno è a gradoni, le catène, con le parracine, i cosiddetti muri a secco, dove trovi lunghi filari di vite soprattutto biancolella, un tipo d'uva portato da Ischia dai primi coloni.
Per arrivare al Fieno bisogna salire per il sentiero che porta al monte Guardia per poi scendere verso questo promontorio oppure via mare.
Un tempo i contadini si fermavano a lavorare per tutta la settimana al Fieno e tornavano a casa solo la domenica.  Si ricoveravano nelle grotte e i viveri venivano portati dai familiari.
Ci sono diverse cantine ma la più famosa è quella del compianto Giustino Mazzella.
Anche il Mattei, nel 1847, raffigura una cantina del Fieno in un suo disegno.
Al Fieno sono state trovate tracce di frequentazioni dell'uomo fin dal Neolitico attraverso frammenti di ossidiana.
Questa scoperta è stata fatta da J.Friedlaender, studioso di geologia, nel marzo del 1900 che così scrive: "Alla P.ta del Fieno ho trovato due coltellini lunghi circa tre cm. e molti frammenti di ossidiana, nell'isola di Zannone, fra il convento e la cala del Varo, si trovano molti frammenti di ossidiana, probabilmente trasportata. In ambedue i siti si vedono frammenti di terraglia molto grossolana."



La Punta del Fieno, una lingua di terra alle pendici del monte Guardia

(Estate 2018)






La Punta del Fieno

(Foto di Rossano Di Loreto)



Grotta al Fieno, disegno del Mattei, 22 aprile 1847 



Amici al Fieno: in primo piano Giustino e Ninotto Mazzella



Altro amico del Fieno: Benito Costanzo



Amici in compagnia al Fieno

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

L'ossidiana è un vetro vulcanico di colore nero che si forma per il raffreddamento immediato della lava ed era utilizzata per preparare lame e utensili.

mercoledì 16 ottobre 2019

La vecchia barca di San Silverio

Sfogliando l'album di famiglia ho trovato una foto in cui si vede chiaramente la vecchia barca che ha portato San Silverio in processione fino ai primi anni '60.
Precedentemente San Silverio veniva portato in processione su un trono.


Mio fratello Peppino Iacono accanto alla vecchia barca di San Silverio nel cortile della chiesa di Ponza
La barca fu sostituita con un'altra più simile alle tipiche imbarcazioni ponzesi. Ogni 20 giugno porta il Santo in processione piena di garofani rossi.
Questa barca pare sia stata mandata in Sardegna ma no so altro.

(Dall'album fotografico di famiglia)



San Silverio in processione sulla vecchia barca


San Silverio fuori la chiesa sulla vecchia barca






La barca che porta San Silverio in processione. E' stata costruita nei primi anni '60 dal maestro d'ascia Ciro Iacono, mio padre.

(Foto di Polina Ambrosino, giugno 2019)

domenica 13 ottobre 2019

Un antico acquedotto romano all'isola di Ponza

A Ponza c'è un antico acquedotto romano che attingeva da una sorgente situata a Le Forna (fontana Tagliamonte) che viene già descritta dal Tricoli nell'Ottocento così: "Sorgente delle Forna- Sulla Cavata di Vitiello, soprapposta alla bianca lava, vi è la crosta tufacea-calcarea stratificata, che assorbendo le acque piovane, le trapela per istillicidio, e sulla detta calcaria è incavata la località per dar campo al suditorio."
Secondo il De Rossi da questo punto, che ora è murato e prosciugato, l'acqua veniva fatta confluire in un cunicolo per poi farla sbucare a Cala Inferno. Qui alimentava una cisterna che è servita a rifornire le imbarcazioni anche in tempi recenti come durante la seconda guerra mondiale.
Però il condotto proseguiva e fino a Santa Maria si vedono le tracce nella roccia.
Il Tricoli scrive ancora: ..."Accumulava ivi in opportuna vasca molt'acqua, per urtare sul formale che poco alto del livello del mare, per cinque miglia, acconsentendo le sinuosità della costiera. Tributava nel suo corso per le abitazioni ove s'imbatteva, senza privarne a quegli situati presso l'attuale porto, in cui termina la traccia"
Probabilmente c'era un sistema di valvole che regolava il flusso dell'acqua avvalorato dal ritrovamento di un epistomio di bronzo nel 1774, conservato nel Museo Nazionale di Napoli.
Apollonj Ghetti scrive che tra il X e il XIII secolo l'acquedotto era in funzione e ne fruivano sicuramente i monaci del convento di Santa Maria.
Probabilmente, l'acquedotto serviva anche a rifornire d'acqua le imbarcazioni che erano nel porto all'interno di Santa Maria (mare 'ncoppe), quindi sia ai marinai che ai corsari.
La cosa certa è che l'acquedotto romano di Ponza è un gioiello di ingegneria idraulica.
Ponza non è solo mare...






















L'acquedotto romano dell'isola di Ponza

(Foto concesse gentilmente da Giuseppe Cristo)




Tracciato schematico dell'acquedotto dell'isola di Ponza

(Leonardo Lombardi "PONZA impianti idraulici romani")



Cala dell'Acqua, qui c'era la fontana Tagliamonte (la sorgente)



Il condotto antico, largo 60 cm. e di altezza variabile tra m. 1.20 e m. 1.70, rivestito di cocciopesto, si dirigeva poi verso Sud-Est, raggiungendo il versante opposto dell'isola, il località "Cala d'Inferno"
(Carla M. Amici)

(Foto di Rossano Di Loreto)


Nota:
Il cocciopesto è una malta impermeabile usata come rivestimento di tenuta per strutture idrauliche (cisterne, serbatoi, vasche e condotti) e come rivestimento protettivo di terrazze o ambienti umidi. La malta era realizzata con una miscela di una parte di calce molto fine, due parti di sabbia o pozzolana e una parte di detrito di mattoni o tegole.
(Leonardo Lombardi)


venerdì 11 ottobre 2019

Porte e portoni all'isola di Ponza

Dietro ogni porta c'è un universo, a volte non sappiamo cosa c'è all'interno, possiamo solo immaginarlo.
A Ponza ce ne sono alcune interessanti, qualcuna ormai non c'è più.
Custodiscono le tradizioni, la cultura ma anche i valori di un luogo.
Sono la storia di un territorio.
Ecco qualche foto:


Questa è la porta dell'antica falegnameria Pacifico in via Nuova



Questo portoncino appartiene ad una casa sugli Scotti "a priezza"



Molto bello questo portoncino in via Madonna



Questa porta è sulla strada collega la Dragonara con quella dell'Acquedotto



Questa porta mi è molto cara. Era la porta del magazzino in cui mio padre, Ciro Iacono, costruiva le barche. Purtroppo non c'è più...



Portone di un palazzo signorile in via Madonna



Il portone del palazzo Martinelli a Sant'Antonio



Il portone del palazzo rosa in via Parata



Portoncino in via Nuova

"L'incanto della natura, il mistero affascinante che l'avvolge sono forse l'unica chiave di cui disponiamo per cercare di aprire la porta che ci separa dalla verità."
Romano Battaglia
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