martedì 21 novembre 2017

Buon compleanno Rosa!!!

Oggi ha compiuto cento anni una persona speciale, Rosa Galano.
Le nostre famiglie sono state sempre legate da molto affetto.
Tutto è nato dal suo laboratorio da sarta...
Mio padre Ciro vide per la prima volta  mia madre Elvira proprio da  Rosa Galano, dove diverse ragazze andavano ad imparare i rudimenti di cucito, come si usava un tempo.
Era importante che una donna sapesse usare l'ago e il filo...poteva servire nella conduzione della vita familiare.
Fu un incontro fatale...
Rosa ricorda bene quell'incontro...
Buon compleanno Rosa!!!


Rosa Galano con le figlie Vera e Lavinia

domenica 19 novembre 2017

Bellissima Palmarola


Questo video è stato realizzato nello scorso mese di ottobre da Biagio Cammarone che, purtroppo, ieri ha perso la vita in un incidente con il suo aereo ultraleggero tra Pomezia e Ardea.
Il suo aereo ha perso quota ed ha colpito i fili dell'alta tensione prendendo fuoco.
Dalle sue parole, in questo video, si capisce che è estasiato dalla bellezza di Palmarola.
Probabilmente è stato l'ultimo volo sulle nostre isole che spesso ha sorvolato con il suo aereo.
Ora potrai volare libero nel cielo!!!

venerdì 17 novembre 2017

Santo Stefano, isola di sofferenza, vista e raccontata da John Peter

Di Santo Stefano ne ho già scritto in questo blog proprio perchè è stato cappellano dell'ergastolo, per diversi anni, uno zio di mia madre, don Aniello Conte.
Mia madre, negli anni '40, è stata qualche volta da suo zio a Santo Stefano e mi ha raccontato che andavano a pregare nel piccolo cimitero dove erano sepolti i detenuti.
Il viaggiatore John Peter racconta in un libro Italie inconnue Alle isole di Ponza (Italia sconosciuta alle isole di Ponza) il viaggio nelle nostre isole nel 1895 e giunse anche a Santo Stefano.
Ecco cosa scrive: "...appena arrivato ho preso una barca per andare a Santo Stefano dove si trova un carcere durissimo ecosì tristemente noto in Italia. Santo Stefano è un tronco di cono che esce dall'acqua con la massa di lava marrone, in alcuni posti lucido come il vetro e con qua e là grotte e feritoie verticali che raggiungono il mare. Una terra nera e fertile, una massa di argilla mista a scorie appena sopra le rocce; questa terra è eccellente per la coltivazione di ortaggi. Tutto intorno l'isola le grotte scavate in riva al mare sono quasi sempre sconquassate dalle onde che le fanno franare con un rumore assordante.
I romani conoscevano Santo Stefano quantunque la loro storia non ne parli. Mi è stato mostrato nella parte dell'isola che guarda Ventotene, i resti di un'antica villa romana; ho raccolto dei bei pezzi di intonaco di vari colori.
Santo Stefano è stata utilizzata come isola di confino fin dai tempi antichi. Un Papa vi fece una prigione per sacerdoti viziosi. Ci sono ancora tracce di celle scavate nella roccia e si dice che fossero le loro abitazioni. Oggi Santo Stefano è soggiorno dei forzati.
Di solito si sale, nel lato nord dell'isola, da un'antica rampa tagliata nella roccia che parte dal piccolo approdo detto la Marinella. Altri tre percorsi, difficili, che partono dall'alto e attraversano detriti rocciosi verso Sud e Ovest conducono alle rocce giù al mare, e sono utilizzati quando per il mare grosso non è possibile l'approdo alla Marinella.
Una prigione, costruita alla fine del secolo scorso, corona Santo Stefano. I primi detenuti arrivarono nel 1795; tra loro c'era l'architetto della prigione stessa, l'ingegnere Carpi, condannato per reati politici. Questa prigione è un enorme edificio giallo, circolare e a tre piani. Le case degli amministratori sono nelle vicinanze formando una cittadella molto moderna, dipinta in grigio e rosa dalle finestre con le persiane verdi. Il contrasto dei colori e l'architettura fa capire subito dove si vive e dove si soffre."



L'ergastolo di Santo Stefano visto dall'alto


L'isola di Santo Stefano...si vede bene l'ergastolo



L'entrata del cimitero
Ai lati c'è scritto: Qui finisce la giustizia degli uomini (a sx); Qui incomincia la giustizia di Dio (a dx)
(Foto di Giampaolo Santomauro)

Del cimitero così scrive John Peter: "E' la morte, a volte, che libera il condannato. Quando mette fine alla sua miserabile vita viene sepolto senza cerimonie ma con una certa decenza. Due detenuti portano la bara su una barella al cimitero che si trova ad Ovest dell'isola. Mettono una croce sulla tomba, si inginocchiano, pregano per il defunto e poi nell'allontanarsi levano le mani in segno di saluto, l'addio al loro compagno di sventura."



Don Aniello Conte, ormai anziano, con la sua testimonianza, nel 1953, fece scarcerare un innocente, Carlo Corbisiero, detenuto nel carcere di Santo Stefano dal 1934 con l'accusa di omicidio

mercoledì 15 novembre 2017

U cànte

U cànte è una parola in dialetto ponzese che significa un pendio del fondo marino dove i pesci e le aragoste si ammucchiano rendendo più ricco il pescato.
A proposito di questo termine Ernesto Prudente racconta un aneddoto: " Partecipai, con il maestro Tatonno Scotti alle elezioni amministrative del 1956, per aiutare Francesco Sandolo, avversario della democrazia cristiana, che si trovava impelagato in un processo amministrativo. La lista aveva per simbolo l'aragosta. Ci trovammo per caso, durante lo sfoglio, nella IV sezione posta nella zona della chiesa di Le Forna dove, a scrutinio concluso, la lista avversaria prese solo sette, ripeto, sette voti. Un plebiscito. Il presidente della sezione era un magistrato della Corte di Appello di Roma. Un simpatico vecchietto che nella lettura dei voti ripeteva: aragosta, aragosta, aragosta, aragosta fino a stancarsi tanto da imporre una sosta con la richiesta di un bicchiere d'acqua. Un vecchio pescatore che seguiva lo sfoglio, a voce alta, nel sentire sempre e continuamente: aragosta, aragosta, disse: " stamme facce u cante" e dovette dare spiegazioni al presidente che si era fermato per attendere il bicchiere d'acqua che aveva chiesto e che il vecchio sagrestano, scrutatore di quel seggio, con abitazione vicina, si era mosso per andarlo a prendere.
Quando tornò con il bicchiere pieno d'acqua, lo prese dal vassoio e lo porse al presidente che ebbe un sussulto e. a voce alta, disse: "Non c'è da meravigliarsi, qui le chele sono finanche nelle vostre mani."
Il buon Scarabucchièlle aveva il pollice della mano destra diviso in due come la chele di un crostaceo."
(Dal libro "ALFAZETA Voci del dialetto ponziano)



La chiesa di Le Forna
(Estate 2015)



L'aragosta
(Foto reperita in rete)






Il dottor Francesco Sandolo ex sindaco di Ponza
(Foto dell'Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



Ernesto Prudente

lunedì 13 novembre 2017

Una bella edicola votiva

Scendendo per la strada che da sopra i Conti porta a Santa Maria, sul muro di un'abitazione, c'è questa bella edicola votiva.
E' veramente carina!!!


La statuetta di San Silverio, una Madonnina e San Giuseppe
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