venerdì 15 dicembre 2017

L'aereo caduto a Punta Incenso

Nel settembre del 1979, mi pare, un aereo proveniente dalla Corsica ebbe un'avaria al motore e tentò un atterraggio di fortuna all'isola di Ponza.
Purtroppo il terreno, il piano di Punta Incenso, era a gradoni e il Piper si ribaltò.
Il pilota a parte qualche escoriazione se la cavò.
L'aereo fu piantonato per parecchi giorni poi fu smontato e portato via a pezzi.
Questa storia mi è stata raccontata da Antonio Iacoletti che in quel periodo era in servizio, a Ponza, come carabiniere.


L'aereo caduto a Punta Incenso
(Foto dell'archivio di Giovanni Pacifico)



(Foto gentilmente concessa da Antonio Iacoletti)

martedì 12 dicembre 2017

Che scoramento!!!

Leggendo su Latina oggi l'articolo riguardante il Cisternone Romano di Formia che si trasformerà nell'Ade,  in cui verrà rievocato il mito di Orfeo ed Euridice, quindi una manifestazione teatrale, ho provato un moto di rabbia.
Ho pensato subito alla nostra cattedrale, la Cisterna di via Parata che è tornata nell'oblio totale.
Sono molte le analogie con il Cisternone di Formia, anche questo sito era pieno d'immondizia ma alla fine è stato recuperato.
Invece, per quanto riguarda la Cisterna di via Parata è ancora ingombra d'immondizia e con costruzioni abusive al'interno.
Evviva l'illegalità!!!
Una storia che va avanti da quarant'anni...ne ho scritto tante volte in questo blog.
Eppure ci avevo sperato in un recupero di questo sito archeologico così importante, mai eravamo stati così vicini...
Era stata avviata anche la pratica per l'Art Bonus da parte dell'assessore della precedente amministrazione, Francesco Ambrosino, ma sembra tutto svanito nel nulla.
Forse non si vuole , si andrebbero a toccare gli intoccabili...che hanno deturpato un Bene Archeologico molto importante, testimonianza di ingegneria idraulica romana e di storia.



Il Cisternone Romano di Formia



Ricostruzione in 3 D del Cisternone Romano di Formia
(da Youtube)









Ecco lo stato in cui versa la nostra Cisterna romana, quella di via Parata all'isola di Ponza che è la "cattedrale" tra le cisterne per la sua maestosità



Una piantina della Cisterna di via Parata detta anche del Bagno



La descrizione della Cisterna nella pratica dell'Art Bonus

Nota:
L'Art Bonus, legge n.106 del 29.07.2014, è stato introdotto come credito d'imposta per le erogazioni liberali in denaro a sostegno della cultura. Chi effettua erogazioni liberali in denaro per il sostegno della cultura, potrà godere di importanti benefici fiscali sotto forma di credito d'imposta.

domenica 10 dicembre 2017

La leggenda del Core

Carl Graeser, durante il suo soggiorno a Ponza, verso la fine dell'Ottocento, ha visitato molti luoghi dell'isola, ha ascoltato storie che attraverso le sue parole sono giunte fino a noi.
Nel suo libro  Aus Indien und Italien (Dall'India all'Italia) racconta anche la leggenda del Core.
Mentre è in barca, dopo aver visitato le varie grotte e scogli che circondano l'isola racconta così: "...Quando torniamo è ormai sera. Le rocce imponenti con le loro sagome e ombre si innalzano come bizzarri fantasmi. Tutta questa calma mi porta tristi pensieri di solitudine.
"Vedete il cuore?", mi dice, scuotendomi il pilota, "lassù la roccia bianca, sullo scoglio del Core?".
Davvero una parete bianca si eleva come la facciata di un duomo, e sulla destra è inchiodato un cuore, il "cuore insanguinato di un gigante". Il portone del 'duomo' è aperto: scivoliamo nel tempio roccioso.
Dentro c'è una oscurità crepuscolare simile a quella dell'ultima luce del giorno che penetra dalla vetrata a colori e il vecchio mi racconta la storia del 'cuore'.
"Qui un tempo molto molto lontano abitavano i Giganti che in lunghi e innumerevoli anni scavarono grotte gettandone i detriti nel mare.
Ma nel mare vivevano gli Dei delle acque con i quali i Giganti erano sempre in guerra continua.
Ora proprio in questa grotta veniva a bagnarsi la figlia di un Re. Uno degli dei dell'acqua se ne innamorò e la fece sua sposa.
E qui viene il bello, perchè " burraschi e donne fanno secche vonne!" (burrasche e donne fanno quel che vogliono!).
Don Luigi interrompe il suo racconto come per dire "so bene quello che dico", cullando la testa come è solito fare. Poi continua: "la figlia del re dei giganti, orgogliosa della sua bellezza, voleva che tutti fossero innamorati di lei e, incurante di ogni riguardo, spesso tradiva il suo coniuge.
Ma questi, potente signore del mare, fa la sua vendetta. Con un rabbioso comando agita le acque che s'alzano vorticose e inondano la riva dove la donna infedele annega miseramente. Allora il dio tradito afferra l'inerte corpo della fanciulla e ne strappa il cuore che ancora sanguinante, inchioda sulla pallida rupe.
Sono passati i secoli: il cuore dell'infedele è sempre lì, saldato alla roccia, mentre quello del dio che abita nelle spelonche marine è ancora colmo d'amore e di rabbia e non trova pace.
Ancora oggi nelle notti di burrasca si odono grida e lamenti che echeggiano nel cavo delle onde e nei cunicoli della cala che appunto per quel che vi ho raccontato si chiama Cala del Core.



Il cuore scolpito nella roccia



Cala del Core



La grotta del Core dove come racconta la leggenda andava a bagnarsi la figlia del Re dei Giganti



La grotta del Core

(Immagini reperite in rete)

giovedì 7 dicembre 2017

L'Immacolata a Ponza

Ogni 8 dicembre, a Ponza, alle cinque del mattino i giuvane d'a Mmaculàte cantano inni a Maria. E' una processione di soli uomini ma molto suggestiva.

Bella tu sei qual sole
bianca più della luna
e le stelle le più belle
non son belle al par di te...



La corona d'oro è stata offerta dai ponzesi a Maria come dono d'amore nel giugno del 1958. Portava la corona d'oro la piccola Olimpia Iacono che indossava il vestito della Prima Comunione, un velo con una stella dorata sulla fronte.

mercoledì 6 dicembre 2017

Il naufragio di capitan Costagliola

Di naufragi nel corso dei secoli ne sono accaduti tantissimi, ne abbiamo perso la memoria.
Ecco cosa racconta Silverio Mazzella nel libro Racconti e leggende dell'isola dei pescatori : " Una violenta tempesta si abbattè nel Medio Tirreno. La marticana di Fabio Costagliola di Procida, appesantita da un carico di grano appoggiò, sospinto dai marosi, verso l'isola di Ponza nella speranza di trovare un ridosso.
Per il buio, il mare in tempesta e le difficoltà di manovra, nell'entrare nella rada del porto urtò violentemente gli scogli tra la Ravia e la Montagna di Santa Maria e naufragò nella notte del 3 dicembre del 1765.
Nella mattina del giorno 4 seguente, aiutati dai pescatori ponzesi coordinati dal governatore, i marinai della marticana guadagnarono la riva e la salvezza. Gran parte del carico, quello che uscì dalla stiva, spiaggiò a Sant'Antonio, Giancos, Santa Maria e le marine verso Frontone.
Il marinaio Scotto, scrivano di bordo e anch'egli di Procida, dichiarò che ben poca cosa si salvò e tutto il grano recuperato fu ammassato e messo a disposizione dell'Annona di Roma.
Ne seguì un contenzioso tra le Società Assicurative e il governatore dell'isola.
Evangelista Bianchi fu accusato di frode e profitto illecito da naufragio ma alla fine fu assolto e continuò il suo incarico ancora per molti anni. Quell'inverno molti ponzesi utilizzarono il grano raccolto con tanta pazienza tra la rena e gli scogli di Ponza.








Un pò di foto del mare in tempesta all'isola di Ponza 

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



Una marticana (martingana) napoletana
(immagine reperita in rete)

Nota:
Il libro di Silverio Mazzella "Racconti e leggende dell'isola dei pescatori" contiene anche del bellissimi acquerelli realizzati dall'autore.

Altra Nota:
La marticana (martigana o martingana) era un'imbarcazione di stazza rilevante, a vela, utilizzata per il trasporto delle merci. Copriva anche lunghe distanze. Nella "Monografia",  scritta verso la metà dell'Ottocento, il Tricoli conta nel Porto di Ponza "3 martingane".
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