domenica 15 ottobre 2017

Cronaca del terremoto avvenuto nel 1781 a Ponza

Già nel gennaio del 1781 ci fu una scossa di terremoto che lesionò il pennello del molo all'angolo dove comincia la rampa della batteria come racconta il Tricoli.
Mercalli in Note geologiche e sismiche sulle isole di Ponza riporta le parole di un certo Ranieri che racconta di un terremoto avvenuto il 13 aprile 1781 giorno di venerdì santo.
Ecco cosa scrive: " A dì 13 aprile 1781 in Ponza, verso le ore 14 della mattina, stando io in chiesa, essendo giorno di venerdì, nel mentre stava il P. Ruffino da Crispano, parroco, dicendo l'ultimo- Ecce signum Crucis- venne un spaventevole tremuoto che durò circa due minuti, onde tutti atterriti, si proseguì la funzione; ma frattanto facevasi l'adorazione della S.Croce, replicò colla stessa veemenza nell'atto che il P. Serafino da Crispano stava levando dal Sepolcro N.S.G.Cristo. Onde tutti atterriti appena si potè terminare la funzione tra pianti e lagrime del popolo, il quale presa la Statua di M.SS. Addolorata si uscì processionalmente per l'isola, ove andato ancor'io tral numeroso popolo cantando litanie, giunti alla salita della Punta Bianca, e proprio sotto la terra di Pietro Buono, fece la terza spaventevole scossa. Si proseguì nonostante la processione di ogni ceto di persone sino alla chiesa ove tutti amaramente piangevano. Il giorno di detto venerdì santo stando io con mia moglie dentro la chiesetta della Madonna della Salvazione..., si intese il quarto terremoto verso le ore 23 e trenta della sera. Sbigottiti così e atterriti maggiormente si risolvette di ritirarsi in casa in S.Antonio, proprietà di D.Gennaro Isaia, e nel fine del S.Rosario...che erano le 24 e trenta, se ne intese altro più fiero che appena si potè scappare di casa. Fuori della quale si disse da me ed altro popolo la litania ed altre preci, e queste terminate ce ne andassimo nel posto ove era gran popolo accorso, ed ove si stiede tutta questa notte. Si dice che ve ne furono altre scosse, ma da me queste sole si intesero; sicchè di queste posso assicurare il lettore."
Questi terremoti di Ponza del 1781 sono ricordati anche da W.Hamilton che visitò l'isola nel 1785.


La Madonna Addolorata probabilmente la stessa statua portata in processione quel venerdì santo del 1781



Nella chiesetta della Salvazione sentirono la quarta scossa di terremoto in quella giornata del 13 aprile 1781



L'interno della chiesa della Madonna della Salvazione (Foto del 2013)



La chiesetta della Madonna della Salvazione
 
Nota:
Ferdinando Ranieri, nativo di Ventotene, era giudice a Ponza verso la fine del secolo scorso (1700).
Il ms. comincia colle parole: "Libro di memorie di D. Ferd. Ranieri", e registra insieme a notizie domestiche anche fenomeni naturali, come terremoti, venti impetuosi, tempeste di mare ecc. Dopo il 1805 la cronaca è continuata, con meno cura però, da altri fino al 1880. Attualmente il ms. è posseduto dal signor Simone Patalano, che gentilmente mi ha permesso di consultarlo.

(Da "Note geologiche e sismiche sulle isole di Ponza" di Giuseppe Mercalli)

Altra nota:
La chiesetta della Madonna della Salvazione può darsi sia quella denominata "A Madunnella" ormai scomparsa che era in una grotta 

venerdì 13 ottobre 2017

Una foto...una processione...

Dall'album di famiglia è spuntata questa foto...


San Silverio è appena uscito in processione ma questa volta viene portato dalle scale...forse il piazzale è chiuso come quando la chiesa era pericolante...non può essere altrimenti
Si vedono mio padre Ciro Iacono, Maurino Di Lorenzo ed altri...

mercoledì 11 ottobre 2017

Ponza vista con gli occhi di un architetto ponzese dell'Ottocento

L'architetto ponzese, Silverio Migliaccio, realizzò un dipinto, datato 28 luglio 1882, che raffigura una "Veduta in prospettiva del porto e piazza di Ponza e sue adiacenze, spiaggia del Grano".
Possiamo così osservare l'abitato di Ponza, di quel tempo, con gli occhi competenti di un architetto.
Riconosciamo il faro della Madonna, l'elegante casina del Commendatore D'Ambrosio sul Belvedere, la Cappella del Cimitero, la Chiesa ma anche i terreni coltivati.
Possiamo osservare l'attuale Corso Pisacane che a quel tempo si chiamava Corso Principe di Napoli.
Spiccano la palazzina a due piani in zona Parata e quella di Gambardella accanto alla Chiesa.
E poi ancora la Torre, la Lanterna del Porto.
Questo dipinto ci dà l'idea di Ponza di quel tempo...veramente interessante...
Silverio Migliaccio, architetto, è citato anche dal Tricoli nella "Monografia per le isole del Gruppo Ponziano"



Veduta in prospettiva del porto e piazza di Ponza e sue adiacenze, spiaggia del Grano
Dipinto dall'architetto Silverio Migliaccio 28 luglio 1882

(Per gentile concessione di Giuseppina Migliaccio, della quale l'architetto era un antenato)
 


                                
Stessa prospettiva, stesso autore
(Dal libro di Giuliano Massari "La mia Aragosta")

domenica 8 ottobre 2017

La chiesa di Sant'Antonio

Nella zona di Sant'Antonio in alcune piantine del XVI secolo è indicata una chiesa dedicata al Santo ma credo fosse una cappella che non viene menzionata però dal Pacichelli nel suo viaggio a Ponza avvenuto nel 1685.
Il Tricoli nella Monografia per le isole del gruppo Ponziano così scrive:
"Nella medesima spiaggia è piantato questo vasto monumento tutto di mattoni, marmi o fabbrica reticolata, ed era in tre comprese, la prima un rettangolo, attualmente coverta dalla fabbrica del Parroco Vitiello, la seconda sferica con vasta vasca per accumulare l'acqua sorgiva delle Forna per uso delle sacre obluzioni, ed in ultimo un esagono. Lo stucco lucido è gremito di vario dipinto, coi pezzi di colonna, capitelli, ed altri intagli su marmi. Gli affreschi, e bassi rilievi simbolici tra i rottami, indicano che il tempio era dedicato ai cennati Dioscuri, anche perchè non è presumibile, che i Ponzesi avessero trascurato il culto a tali protettori marini.
Vi fu sostituito Sant'Antuono dei marinari, finchè i barbari lo diroccarono." 
Nel 1858 iniziarono i lavori per costruire una chiesa nel borgo di Sant'Antonio ma due anni dopo furono sospesi e restò incompiuta.
A tal proposito, Giulio Vitiello in  Ponza brevis insula...brevis historia, così scrive:
"La nuova parrocchia, in precedenza progettata, fu ai primi del 1858 iniziata a S.Antonio prospiciente al mare e fiancheggiata dalla strada che porta a Chiaia di Luna. Gli avvenimenti del 1860 fecero sospendere i lavori. I muri perimetrali senza intonaco rimasero per una quarantina d'anni completamente abbandonati. Giovanni Calise ne divenne proprietario adattando la parte che guarda al mare a casa di abitazione mentre la parte retrostante fu adibita a deposito di attrezzi navali e da pesca. Fino a qualche anno fa era ancora intatta la scalinata di granito che immetteva al sagrato."
Pare che la volta della chiesa sia crollata più volte e non sono riusciti più a costruirla.
Nonno Salvatore Conte, fratello di Rosalia, moglie di Giovanni Calisi raccontava di una sagrestia...ma non so altro.
Comunque la chiesa in costruzione di Sant'Antonio era dov'è adesso il Bar Panoramica e nel locale accanto di alimentari, si vede ancora una nicchia dove doveva essere posizionata una statua.
Il sagrato della chiesa era dove sono ora i tavolini del bar.
Giovanni Calisi che rilevò le mura della chiesa incompiuta ne adibì una parte come sua abitazione. Era benestante e  nella sua casa c'era persino un pianoforte. Purtroppo perse la vita nell'affondamento del Corriere di Ponza, nel marzo del 1918.



Il palazzetto rosa è stato costruito sui resti della chiesa di Sant'Antonio



In lontananza il palazzetto dov'era la chiesa in costruzione

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



Questo quadro con la storia e lo stemma dei cognomi Calisi e Conte, proprietari della casa che prese il posto della chiesa, ha più di cento anni. Era nella loro abitazione



Un particolare con lo stemma delle due famiglie Calisi e Conte



Altro particolare

(Per gentile concessione di Maria Grazia e Ornella Conte)

venerdì 6 ottobre 2017

Il Canalone

Durante l'estate, per evitare la marea di gente che è sul Corso, spesso passo per il Canalone, da dove si può godere un panorama fantastico.
Ma cos'è il Canalone???
Lo racconta Ernesto Prudente, nel suo libro Fogli Sparpagliati.
Lui abitava in quella zona da ragazzino.
Ecco cosa scrive Ernesto: Via del Canalone è quel tratto di strada che congiunge la Dragonara con via Scotti di basso. 
Io sono nato sulla Dragonara che tacitamente comprendeva anche via del Canalone.
E' lì che ho iniziato a sgambettare. E' quella la zona dove ho mosso i primi passi. E' quello il luogo dove da ragazzo facevo avanti e indietro centinaia di volte al giorno.
Via del Canalone altro non era che un selciato che si snodava, per circa cento metri, tra un precipizio da un lato e dall'altro un alveo scavato artificialmente per lo scorrimento delle acque piovane.
Via del Canalone è una delle più antiche strade di Ponza. Risale al periodo romano. Questo tratto di strada è la metà dell'intero percorso. Il secondo pezzo è chiamato Dietro il Canalone perchè è nascosto da case e muri.
La sede stradale era inferiore al metro. La parte dello scorrimento delle acque era larga e profonda circa un metro.
La prima parte era molto pericolosa perchè presentava uno strapiombo da tre ad otto metri per tutta la sua lunghezza.
I romani crearono questa opera per imbrigliare e canalizzare le acque che scendevano da monte Guardia, attraverso gli Scotti, indirizzandole a Chiaia di Luna.
E poi scrive ancora: Quante volte, da ragazzo, ho assistito alla tracimazione delle acque a causa di pesanti nubifragi.
Straripavano nella parte centrale del Canalone e, come un torrente in piena, si gettavano giù da una altezza di otto metri, e arrivavano fino al Corso Principe di Napoli attraversando terreni coltivati ad ortaggi che venivano distrutti. I danni erano sempre tanti.
Ernesto racconta anche altre cose: La mia via del Canalone era tutt'altra cosa. Il tratto pedonabile era molto inferiore al metro di larghezza ed era fatto con basoli, due piccoli basoli uno a fianco all'altro per tutta la sua lunghezza.
Due persone affiancate non potevano camminare e quando ci si incontrava con qualcuno che avanzava in senso opposto uno dei due era costretto a scendere nel fossato per consentire all'altro di proseguire.
Durante il periodo fascista si era soliti assistere a scene disgustose. se fra i due individui che avanzavano in direzione opposta uno era una camicia nera, prima di imbattersi, si sentiva la sua voce imperiosa che imponeva all'altro di scendere nel canale per dargli libero passaggio con il: "Togliti, fammi passare".
Questo capitava con tutti: bambini, vecchi, donne. Ricordo ancora le raccomandazioni della mamma e delle zie: "Quante ncuntre u fasciste ncòppe u canalone scinne sèmpe dint'u canale".
Anche i confinati, in caso di incontro, scendevano nel canale, con le spalle al milite che passava, e ciò per evitare processi. Uno scontro con un milite, anche per cose futili, comportava una denuncia penale. 
Via del Canalone segnava anche il limite di confine verso l'alto per i confinati e in tutta la sua lunghezza vi erano cinque garitte ognuna occupata da un milite di sentinella.

Ora qualche foto di via del Canalone scattate nell'estate 2017


Il panorama che si vede da via del Canalone



In questa foto si vede il Canalone



Via del Canalone



Via del Canalone dalla parte opposta

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