venerdì 25 maggio 2018

'U Casecavallo

Vicino alla Ravia, entrando nel porto di Ponza, c'è uno scoglio dalla forma particolare e, a tal proposito, leggiamo cosa scrive Luigi Sandolo nel libro "Su e giù per Ponza":
"E' uno scoglio che sembra una mano con il dito puntato verso il cielo.
L'erosione ha trasformato questo scoglio il quale ancora nei primi anni di questo secolo veniva indicato con una grossolana qualifica.
Si raccontava che le donne sterili vi andassero in pellegrinaggio di notte considerandolo un talismano. In una notte tempestosa un fulmine, la pioggia torrenziale o le onde del mare ne fecero crollare la sommità mettendo fine alla superstizione.
Chi scrive ricorda che la sommità della scoglio era stagliata a forma di fungo e si bisbigliava il nome di un'anziana sposa resa felice dalla nascita di un figlio dopo un notturno pellegrinaggio al talismano."

Nota:
Luigi Sandolo quando scrive dei primi anni di questo secolo si riferisce al 1900

Qualche foto in cui si vede lo scoglio 'u Casecavallo



Vicino alla Ravia svetta lo scoglio Casecavallo
(Foto di Rossano Di Loreto)



'U Casecavallo con la sua forma caratteristica



In primo piano 'u Casecavallo
(Estate 2014)


'U Casecavallo
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

mercoledì 23 maggio 2018

Maria Di Fazio

Maria Di Fazio era una donna che fino a qualche anno fa gestiva un negozio di alimentari sulla Banchina, una vera imprenditrice.
Un pezzo di storia dell'isola di Ponza che purtroppo ci ha lasciato nel novembre 2016.
Chi non la ricorda...
Ha lavorato nel negozio insieme a sua madre Assuntina anche lei una persona dolcissima.
Maria nonostante le traversie della vita aveva sempre il sorriso sulle labbra e due occhi vivaci.
Voglio ricordarla con queste foto che ha scattato mia figlia, Marianna, in occasione della piccola processione che si svolge il 20 luglio con la statua di San Silverio, sono del 2015.
Maria porta la reliquia di San Silverio.








Foto di Marianna Licari, 20 luglio 2015


Maria Di Fazio con la madre Assuntina nel loro negozio
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

domenica 20 maggio 2018

I passarièlli

Il termine passarièlle nel dialetto ponzese significa passero.
Ci descrive i passarièlli Ernesto Prudente così: " Gli alberi della piazza sono il loro albergo.
A sera lasciano la campagna e, a stormi, scendono tra i lecci. Per alcuni minuti c'è un bisbiglio infernale poi, quando calano le tenebre, un silenzio profondo.
Alcuni anni fa potarono i lecci e si ebbe modo di assistere a uno spettacolo incredibile: al rientro serale picchiavano come al solito, e non trovando la chioma degli alberi ripetevano l'operazione più volte fino a rendersi conto che l loro rifugio notturno era sparito e allora si rifugiavano su due alberi che stanno sulla chiesa.
Come fa giorno si alzano in volo e prendono la via della campagna. Tutti meno uno che rimane sempre in piazza perchè sa che trova da mangiare. Gli sminuzzo a spaglio un dolcetto e lui becca."
Tanti anni fa mentre ero a Ponza ho assistito al rientro dei passarièlli che non trovarono più la chioma degli alberi della piazza perchè era stata tagliata.
Mia figlia Marianna era piccola ed insieme a nonno Ciro, mio padre, stava nel balcone di casa ad aspettare il rientro dei passarièlli per vedere cosa combinavano.
Ne ha ancora un vago ricordo...



'U passarièlle



Isola di Ponza, si vedono gli alberi della piazza dove di sera i passeri vanno a dormire
(Foto di Rossano Di Loreto aprile 2018)



Anche da questa angolazione si vedono gli alberi della piazza



I passarièlli si rifugiarono sugli alberi vicino alla chiesa

(Foto di Rossano Di Loreto, 2015)



venerdì 18 maggio 2018

Un antico mestiere: 'u conciatiane

Qualche tempo fa, nella trasmissione preserale L'Eredità, Carlo Conti chiedeva al concorrente che mestiere facesse 'u conciatiane.
Lo racconta bene Luigi Sandolo nel libro Su e giù per Ponza così: "Gli utensili di cucina, che erano quasi tutti di creta, quando avevano una spaccatura erano acconciati da chi esercitava il mestiere di conciatiane il quale con un trapano e filo di ferro le sanava. 'E tiane sono i tegami."
Un tempo si riparava un oggetto oggi si butta tutto.
Quello del conciatiane è un mestiere scomparso.
Ernesto Prudente ricorda bene questa figura che era piccolo di statura, portava un paio di occhialini tenuti da due piccole stanghette di filo di ferro. Girava sempre con una piccola cassetta a tracolla. Conteneva i ferri del mestiere: il trapano, la tenaglia, la pinza, il martello, la lima, il filo di ferro, il gesso e la calce.
Uno dei tanti mestieri di un tempo...


La Ponza di un tempo...Corso Principe di Napoli oggi Corso Carlo Pisacane



Barche ancorate all'isola di Ponza

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



'U tiane (tegame di terracotta) che un tempo veniva riparato da 'u conciatiane

martedì 15 maggio 2018

Ernesto Prudente un grande personaggio ponzese

Ernesto Prudente potremmo definirlo il Re di Palmarola, isola che amava in modo sviscerato, dove trascorreva lunghi periodi in solitudine però mai in estate.
Ha scritto tanti libri in cui ha raccontato dell'arcipelago Ponziano spaziando in tutti i campi possibili...la storia, le tradizioni, la cucina, gli aneddoti, i proverbi e leggendo quelle pagine sembra di sentire la sua voce. 
Così facendo ha cercato di tramandare il suo sapere.
La sua vita lavorativa l'ha trascorsa stando in contatto con i ragazzi perchè era un maestro elementare a cui ha dato molto, oltre al sapere tante perle di saggezza.
Un maestro di scuola e di vita!!!
Anche nella vita isolana è stato un personaggio di spicco...ha dato notevoli contributi in tante vicende...solo per raccontarne una, citata anche nei suoi libri, quella della chiusura della miniera.
Ernesto, distinto signore dagli occhi azzurri ci ha lasciati nel settembre del 2012 ma il suo ricordo è sempre vivo nella comunità ponzese.

Hanno scritto di lui:

Da Nautica, novembre 2001:
"Ponza ed Ernesto Prudente sono un binomio inscindibile. Insegnante sull'isola natia per decenni è la memoria storica dell'arcipelago che comprende anche Palmarola, a cui lo lega un amore viscerale. Qui lui vive per almeno sei mesi l'anno, qui raccoglie minerali e ossidiane, i suoi appunti storici e gli scritti di quanti con l'arcipelago hanno avuto a che fare."

Ed ancora Il Messaggero 15 giugno 2000, Pier Giacomo Sottoriva:
"Ernesto Prudente...E' ormai il deposito della Ponzesità, lo scrigno del Buon Ricordo isolano, il cercatore dell'oro dei detti, motti, saggezze e minuzie, usi racconti e miti, invenzioni e verità. Insomma, di tutto "quanto fa isola".

Così lo descrive Davide Desario in Voglia di mare settembre/ottobre 2000:
"...E' l'unico abitante di Palmarola. Ha settantatre anni e vive in completa solitudine in una piccola casetta su una delle cime più alte dell'isola ponziana. Le sue giornate le trascorre a scrivere libri, a raccogliere asparagi e a parlare con la natura. Si chiama Ernesto Prudente e la sua vita è tutta da raccontare."



Ernesto Prudente



Ernesto Prudente con Giannino Conte in divisa da collegiale, 1941, due pilastri dell'istruzione ponzese
(Dal libro "PONZA il tempo della storia e quello del silenzio" di Ernesto Prudente)



Un giovane maestro Ernesto con una scolaresca



Ernesto con la maestra Giovanna Conte

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...