domenica 9 dicembre 2018

Ponza in terra d'Africa, raccontata da Giuseppe Tricoli, il Barone

Ponza in terra d'Africa
- di Giuseppe Tricoli

La nave con le sue 105.000 tonnellate si lascia alle spalle il porto di Tunisi, rotta per Palma di Majorca, previsto arrivo nella tarda mattinata del giorno dopo. Nostro figlio Alfredo sin dalla partenza si è assunto il compito di leggere il "Today" e informarci sul programma. Questo pomeriggio l'evento clou è l'incontro con il comandante della nave con la segreta speranza di "rimediare" una fugace visita alla plancia. Sino alle 18 posso tranquillamente starmene sul terrazzino della "8253" sperando di fotografare qualche interessante nave in transito in questo tratto di mare trafficatissimo tra Gibilterra e Suez.
Ad un tratto Alfredo mi ripete, leggendolo lentamente, "alle 19 sulla sinistra vedremo l'isola de La Galite" e mi chiede spiegazioni.
Guardo il monitor che ci presenta la rotta seguita e non ho più dubbi: stiamo costeggiando la costa tunisina, verso Biserta, e quella che avvisteremo intorno alle 19 è proprio "un pezzo di Ponza in terra d'Africa" come dice il sottotitolo di una mostra fotografica dell'aprile 1985 che campeggia nel manifesto incorniciato nel mio studio di casa.
Non voglio mancare di rispetto al Comandante della nave, ci mancherebbe, ma anche la remota possibilità di visitare la plancia perde di importanza di fronte all'occasione, per me la prima in assoluto, di poter finalmente vedere nella sua reale collocazione quest'arcipelago le cui foto mi hanno affascinato da oltre vent'anni. E a Ponza non sono il solo.
Esco dalla cabina, mi sistemo sulla poltrona in veranda, inizio a fissare il Mediterraneo che mi scorre davanti a 20 nodi e comincio a mettere a fuoco cosa rappresenti per me, ponzese, quest'isola che sto per scoprire, ma che mi sembra di conoscere da sempre.
Torno indietro ai miei primi approcci con questa terra, spesso indicata con il nome dialettale di "Gialita", ai racconti dei vecchi pescatori che purtroppo non ci sono più (uno per tutti, Ferdinando Scarpati), quelli che in gioventù, a vela e a remi, da ultimo con un piccolo "Bolinder" di emergenza, avevano fatto rotta dalla nostra Ponza, passando per l'Elba e la Sardegna, verso quest'altro lembo di
terra. Vi si erano stabiliti a poco a poco, l'avevano "sentito" talmente proprio da dare ai luoghi gli stessi
nomi a noi tanto familiari, "La Guardia" (Mont de la Garde) e "Punta della Madonna" (Le Cap de la
Madone), edificare una chiesetta ed avere anche lì, come in ogni luogo in cui il ponzese arrivava, la presenza di San Silverio.

L'incontro nel 1984 con il fotoreporter Giuseppe Farace, reduce da un reportage in queste acque sulla pesca del corallo, l'idea di mettere insieme ed esporre il materiale da lui raccolto nella mostra "La Galite dei Ponzesi", la ricerca dei nostri pescatori che avevano avuto questa esperienza africana, la sciagurata dispersione di tutto il materiale raccolto che sicuramente ora farebbe bella mostra di sé nel nostro Museo comunale, il chiedere sempre notizie e foto a chiunque tornasse da queste terre, fino alla lettera, scritta a più mani, inviata all'ambasciatore tunisino a Roma per sensibilizzarlo ad un gemellaggio tra le nostre isole: tutto questo mi torna in mente mentre mi convinco che questa di La Galite sarà sicuramente una delle più piacevoli sorprese di questa crociera.
Come non comprendere e ammirare i nostri antenati che intorno al 1860, giunti sin qui, rimasero conquistati da questo paesaggio. La somiglianza con Palmarola è semplicemente eccezionale. Ho l'impressione di essere di fronte agli scogli "Le Galere", e tagliando la foto con attenzione potrei pensare di aver fotografato la "Piana 'u viaggio".
Continuo a fotografare e provo ad immaginare i Mazzella, i Vitiello, i D'Arco che pescano aragoste in queste acque, preparano il pane nel forno di quel gruppo di case che vedo sempre più lontano, cominciano a terrazzare questi terreni come avevano fatto a Ponza, a Palmarola e, prima ancora, ad Ischia. Provo ad individuare i resti di quel Cimitero di cui ho visto più di una foto. Non ho difficoltà ad avvistare la vecchia chiesetta ora Stazione radio della Marina tunisina.
Mi viene da pensare che, come Sandro Pertini dall'esilio di Ponza giunse al Quirinale, Habib Bourguiba, confinato quaggiù e amico dei pescatori ponzesi, arrivò al vertice della Repubblica tunisina, dimostrando l'ennesima similitudine tra le nostre due isole.
Le prime ombre mi velano a poco a poco il panorama nella foschia di questa serata settembrina e, ormai, è tempo di riordinare i miei appunti, lasciare il "Ponte Napoli" e rientrare nella cabina di questa nave che lunedì era nelle acque di Ponza, oggi è quaggiù e ci sta facendo viaggiare con ogni comfort dei nostri tempi. Non posso fare a meno di ripensare, con orgoglio, ai nostri mari nai/pescatori/armatori che nel secolo scorso, con degli autentici "gusci di noce", solcavano il Mediterraneo da Ponza a Biserta, da Tunisi a Marsiglia, si stabilivano in Sardegna e poi all'Elba, si facevano onore ed erano ben voluti. Mi raccontano che uno di loro, a Marsiglia, divenne presidente della locale Camera di commercio.

Altri tempi, altra tempra, altra Ponza, altri ponzesi...
Di una cosa sono sicuro: tornerò in queste acque, certamente con altri amici, per sbarcare finalmente a terra, la prossima volta non sarà per caso.


Questo scritto è di Giuseppe Tricoli,  l'indimenticabile Barone, che durante una crociera sulla Costa Fortuna, nel settembre 2006, ha fatto un incontro ravvicinato con La Galite, l'isola tunisina tanto cara ai ponzesi.










Qualche foto della Galite

(Immagini reperite in rete)



Giuseppe Tricoli, l'indimenticabile Barone che ci ha lasciati improvvisamente sei anni fa. 
Mi piace immaginarlo scrutare l'orizzonte, dal cielo, alla ricerca di navi di passaggio che erano la sua passione.


venerdì 7 dicembre 2018

Otto dicembre giorno dell'Immacolata

Domani è l'otto dicembre ed è la festa dell'Immacolata. Nella piccola isola di Ponza all'alba, quando è ancora buio, si snoda per le strade una singolare processione. E' composta da soli uomini che con i loro canti inneggiano a Maria.
Chesta è santa sta jurnata
è a Madonna Immacolata...
Quest'anno mi mancherà la telefonata a zia Titina, scomparsa lo scorso agosto, che proprio il giorno dell'Immacolata festeggiava l'onomastico.
Lei ci teneva tanto...


L'alba sul porto di Ponza
(Foto di Rossano Di Loreto, 2018)



La processione di soli uomini per le strade di Ponza
(Foto di Rossano Di Loreto, 8 dicembre 2014)



La statua dell'Immacolata, dicembre 2018
(Foto di Mariarita Coppa)


mercoledì 5 dicembre 2018

La grotta del Core o degli Smeraldi

E' una delle grotte più belle dell'isola di Ponza e si trova nel versante Orientale.
Il Dies la descrive così: " La nostra visita non avrebbe il suo vero scopo, se non potessimo godere della visione della grotta, presso la cala del Core. Ti renderai conto della giustezza del nome che daremo a quest'altra bellezza di Ponza. Anche qui, c'è come un avamporto; l'ingresso alla grotta è largo, ma basso, non tanto però che non vi si possa agevolmente entrare in barca a remi. Il monte Core, alto m. 204, ti sovrasta. Entriamo lentamente e ci troveremo nel silenzio inviolato del bellissimo recesso. La sua forma è quella d'un vasto Mausoleo, a volta conica, largo oltre dodici metri e alto una quindicina. Nella volta sono visibili due cunicoli dell'acquedotto antico, intersecantisi a forma di croce. Il cunicolo che lo attraversa parallelamente all'ingresso portava l'acqua e l'altro doveva essere uno sfogatoio, che dava luce e aria a quello principale. E' evidente che quest'antro naturale fungeva da punto di osservazione e smistamento delle acque e i "curatores aquarum" qui si rendevano conto della decorrenza del prezioso liquido, a mezzo percorso tra Le Forna e il Porto. Come nel cisternone accanto alla Parata, anche qui ho osservato una edicoletta, probabilmente una finestrina religiosa, che teneva in venerazione forse l'immagine d'una divinità, cui era sacra l'acqua potabile; tanto il sentimento religioso possedeva tutte le manifestazioni della vita romana. Quest'antro è il Mausoleo dei Topazi, perchè, accanto alle pareti a mare, mucchi di breccia trachitica e di retinite gialla, sempre umidi per l'acqua marina di che sono imbevuti, nella penombra rischiarata per riflesso dal cristallo del mare profondo e azzurrissimo, sembrano veri e propri topazi!...Al  mattino, quando i raggi del novello sole, penetrando attraverso l'antico foro lucernario, porta in quest'ambiente il suo oro, il mausoleo marittimo diventa vestibolo di cielo, al quale sei spronato di pensare in tanta composta bellezza di terra e di mare."
Il Dies, quindi, aveva dato alla grotta il nome Mausoleo dei Topazi.


Dopo lo scoglio della Piana Bianca c'è la grotta del Core



La cala del Core

(Foto di Rossano Di Loreto)




La grotta del Core

(Immagini reperite in rete)

domenica 2 dicembre 2018

Monsignor Dies e l'Immacolata

Il culto di Maria Immacolata si è radicato nei ponzesi soprattutto con l'arrivo a Ponza del parroco don Luigi Dies, intorno agli anni '40.
E' proprio grazie a lui che all'alba dell'otto dicembre si snoda per le strade di Ponza una singolare processione formata da soli uomini che cantano lodi a Maria Immacolata.
Ma la statua della Madonna è antica?
Ho chiesto ad Aniello De Luca uno  dei più anziani tra i giuvane d'a Mmaculàte e lui, gentilmente, mi ha raccontato un pò di cose.
La statua dell'Immacolata è arrivata a Ponza durante il periodo che era parroco don Luigi Dies, credo negli anni '40. 
Era protetta da una cassa e quando venne aperta erano presenti Guido Tricoli, Silverio De Luca (fratello maggiore di Aniello), Peppino di Federico Conte, Silverio D'Arco, Ciccillo i Nunziatina e Peppino i Firminia. Si commossero davanti a tanta bellezza, erano incantati e non la toccavano. Il parroco Dies allora intonò Immobile sul podio del mio cuore stella candida brilli senza posa ecc... 
Don Dies appena arrivato a Ponza abitava nella casa dove è ora mia madre, sulla Parata, e la statua per qualche tempo rimase lì.



La Madonna Immacolata in processione

(foto di Giovanni Pacifico, dicembre 2015)



La corona d'oro è stata offerta dai ponzesi a Maria come dono d'amore nel giugno del 1958. Portava la corona d'oro la piccola Olimpia Iacono che indossava il vestito della Prima Comunione, un velo con una stella dorata sulla fronte.


La piccola Olimpia Iacono porta la corona d'oro


Ponza incorona Maria Immacolata, 20 giugno 1958
Questo l'inno scritto da monsignor Dies



La barchetta l'ha realizzata mio padre Ciro Iacono

venerdì 30 novembre 2018

La grotta del Segreto

La grotta del Segreto si trova all'isola di Ponza vicino Chiaia di Luna, pare oggi venga chiamata Grotta della Maga Circe.
Il Graeser viaggiatore dell'Ottocento la racconta così: "Doppiamo la Punta del Fieno. Davanti a noi si allarga l'ampia cala di Chiaia di Luna racchiusa da rocce colorate e violentemente incise.
Qui si trova l'imponente grotta del Segreto dalla volta alta e buia, sulle cui pareti sembra di scorgere, alla luce delle fiaccole, figure raccapriccianti."
"...In questa stessa Grotta del Segreto però non più di qualche mese fa venne catturata una foca e portata all'Acquario di Napoli. Era un cucciolo di foca monaca, del cosiddetto Monacus Albiventer, lungo già oltre un metro. Da adulto, poi l'animale raggiunge e supera i quattro metri.
Nel Mediterraneo tale specie è in via di estinzione per la continua e insensata caccia che vi viene data. Quello di Ponza è il primo esemplare catturato per l'Acquario di Napoli, che lo ricercava da oltre 25 anni."
Quindi secondo il Graeser la foca monaca era già in via d'estinzione alla fine dell'Ottocento.
Ma ritorniamo alla nostra grotta del Segreto...attraverso un cunicolo lungo 110 metri si arriva ad una piccola spiaggia che è protetta da alcuni massi.
Ecco la magia della natura!!!


Proprio qui c'è la grotta del Segreto






La grotta del Segreto

(Foto di Rossano Di Loreto, aprile 2018)



Un esemplare di foca monaca che in dialetto ponzese si chiama vòje marine
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