lunedì 16 marzo 2026

Il latte

D'estate molti vengono a trascorrere le vacanze a Ponza, affascinati dallo splendido mare dell'isola e da panorami mozzafiato ma non tutti sanno che questo, un tempo, era un luogo di relegazione.

Durante il periodo fascista furono confinati a Ponza personaggi illustri, contrari al regime, come Sandro Pertini, Giorgio Amendola, Mario Magri, Gianbattista Canepa, Cencio Baldazzi, Antonio Camporese, e tanti altri, l'elenco sarebbe veramente lungo.

Ma come ha vissuto l'isolano questa condizione?
Pare non bene, anche i ponzesi non si potevano muovere liberamente.

Ernesto Prudente nel libro "Cronaca di cose ponziane" con l'episodio del latte ci dà l'idea di come si vivesse a Ponza.

Ecco cosa scrive Ernesto: 
"Una volta quasi tutte le famiglie che abitavano al di fuori della parte centrale del paese allevavano gli ovini. In maggior parte erano capre perchè producevano un maggior quantitativo  di latte rispetto alle pecore che si allevavano soprattutto per la lana.
Quel latte quasi sempre serviva per le esigenze della famiglia. Chi allevava molti animali lo vendeva come lo vendevano le due uniche famiglie che allevavano ovini.
Si cercavano i clienti prima che l'animale figliasse.
Erano le famiglie più agiate a prenotarsi. Si prenotava anche chi aveva necessità di latte per ragioni di salute.
Grande o piccolo, uomo o donna che fosse il lattaio girava di primo mattino per le strade del paese per fornire chi ne aveva fatto richiesta.
Quando pioveva si copriva con un sacco di juta a mo' di cappuccio di monaco."
Scrive ancora: "In generale l'offerta era sempre inferiore alla richiesta specialmente durante il periodo del confino politico, quando l'isola aveva una popolazione stabile intorno ai seimila abitanti.
Anche sui lattai pesava il rigore del regime fascista.
Arcangelo scendeva tutte le mattine da sopra Giancos per distribuire il latte delle sue vacche. Era conosciuto ma soprattutto era noto per una forma di poliomielite che gli aveva atrofizzato una gamba e lo costringeva a zoppicare.
Molto spesso all'uscita del grottone di Giancos, dov'era posto il limite di confino, s'imbatteva in un milite di guardia, uno di quelli che ci tenevano a far pesare il valore della loro divisa (e quanti ce n'erano), che gli diceva: "Arcangelo, i documenti".
Chiamarlo per nome significava che lo conoscesse e, come se ciò non bastasse, Arcangelo presentava nella carenza fisica, una identità netta e precisa che non permetteva sbaglio di persona.
Quante volte Arcangelo è stato costretto a ritornare a casa e munirsi di un documento di identità.
Anche questo fa parte di quel prezzo che Ponza fu costretta a pagare al fascismo."

Foto della Ponza di un tempo


All'uscita del tunnel di Giancos c'era la garitta con i militi per il controllo



Manifestazione durante il regime, forse il sabato fascista sotto il palazzo Martinelli a Sant'Antonio sede del fascio. Nel cerchio rosso si vede la garitta con i militi prima del tunnel che porta a Giancos


Giancos vista dal tunnel


Il porto e la spiaggia di Sant'Antonio

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

domenica 15 marzo 2026

La festa di San Giuseppe all'isola di Ponza

 Ogni anno, il 19 marzo,  San Giuseppe viene festeggiato all'isola di Ponza nella frazione di Santa Maria dove a due passi dalla spiaggia c'è una chiesa che è un gingillo, un amore, tenuta benissimo, dedicata proprio al Santo.

La chiesa di San Giuseppe fu costruita sul terreno donato da Pietro Mazzella detto "Pietr uapp", ma pare che già nel 1228 esistesse una chiesa a Santa Maria.
 Infatti il "Codex Cajetanus", riporta, sotto la data del 1 dicembre 1228, l'accettazione da parte di Leone, prete della chiesa di Santa Maria, nell'isola di Ponza, di un legato a favore di detta chiesa fatto da D.Maria Gattola (fonte: Fabrizio M.Apollonj Ghetti "L'arcipelago pontino nella storia del Medio Tirreno")
La prima pietra venne benedetta il 4 marzo 1828, dal vescovo di Gaeta Monsignor Parisio ma i lavori furono interrotti dall'improvviso crollo del tetto.
E pensare che gli abitanti di quella zona ci tenevano tanto alla loro chiesa, avevano trasportato le pietre durante i lavori per costruirla.
Il 15 novembre 1886, dopo aver sperato inutilmente che riprendessero i lavori, gli abitanti di Santa Maria e dei Conti mandarono una petizione al papa Leone XIII chiedendo un aiuto.
Già in quella petizione scrivono di San Giuseppe come Protettore.
Fanno presente che la chiesa di Ponza Porto è distante e durante l'inverno non riuscivano ad andare a Messa.
Finalmente i lavori della chiesa ripresero ed il 21 giugno 1895 venne consacrata dal vescovo di Gaeta.
Venne affidata al sacerdote don Antonino Conte, anche lui si era prodigato scrivendo una lettera al Re chiedendo il completamento  della chiesa. E poi ancora don Aniello Conte, nipote di don Antonino Conte, di cui ho già raccontato in altri post.
Per molti anni è stato parroco della chiesa di Santa Maria don Salvatore Tagliamonte.

Le foto sono di Rossano Di Loreto, marzo 2025




















venerdì 13 marzo 2026

Un detto ponzese

 E' gghiute mparavise pe descagne 

( è andato in paradiso per caso)

E' indicato per chi per fatalità ha raggiunto un determinato obiettivo

(Tratto dal libro di Ernesto Prudente "A Pànje - i proverbi di Ponza -") 

Questo detto lo ripeteva spesso mia madre Elvira


Isola di Ponza, credo, anni '60. La vera Ponza

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

mercoledì 11 marzo 2026

Una meravigliosa domenica di marzo

 Domenica otto marzo all'isola di Ponza, come possiamo vedere dalle foto di Rossano Di Loreto, è stata una meravigliosa giornata di sole. La primavera incomincia a fare capolino regalando colori e profumi.

L'isola sfoggia il lato migliore di sè




















lunedì 9 marzo 2026

A Macchie i spàlece

 All'isola di  Ponza c'è la Macchie i spàlece, una zona chiamata così sopra gli Scotti, verso il Bagno Vecchio probabilmente ricca di asparagi.

 In dialetto ponzese i spàlece sono gli asparagi. 

Ernesto Prudente in un suo libro così scrive:

" Pianta selvatica della macchia mediterranea. Nasce a cespuglio e i rami sono ricoperti da foglie spinose, rigide e pungenti. Una volta con i rami dell'asparago si confezionavano ghirlande.

In primavera dalle radici, che sono dei rizoma, nascono i germogli o turioni che costituiscono la parte commestibile della pianta. I ricercatori sono tanti anche se la raccolta, per vari e differenti motivi, non è cosa semplice. Si cucinano in diversi modi: in primo luogo a frittata con uova, pecorino grattugiato, prezzemolo, sale e pepe."




Isola di Ponza a Macchie i spàlece 

(Per gentile concessione di Paolo Mercurio, marzo 2026)



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