martedì 16 maggio 2017

I ponzesi a Lagosta

Una pagina di Ponza che poco conoscevo è quella dei ponzesi a Lagosta, un'isola della Dalmazia, in Croazia. Ho cercato di documentarmi un pò e ho trovato notizie nel libro Zi' Baldone di Silverio Corvisieri che così scrive: "L'avventura era iniziata nel 1938 quando una decina di famiglie ponzesi aveva accettato l'invito governativo a trasferirsi a Lagosta, nel villaggio fatto costruire due anni prima per creare una "testa di ponte" italiana in un'isola abitata da 3000 slavi. Il trattato italo-jugoslavo, seguito alla prima guerra mondiale, aveva riconosciuto la sovranità italiana sulle due isole (l'altra era Lissa, Vis per gli slavi) più distanti dalla costa jugoslava, il governo fascista, non pago del controllo di due territori abitati da jugoslavi, si avventurò in una politica di denazionalizzazione che avrebbe poi provocato forti risentimenti antitaliani. Gli slavi lagostiani, diventati cittadini italiani, furono costretti a frequentare scuole italiane e a rinunciare alla loro lingua in tutti i contatti con le autorità italiane. Per incentivare l'italianizzazione forzata di Lagosta a metà degli anni Trenta si pensò di creare un insediamento di popolazione italiana facendo sorgere in riva al mare, e ben distante dagli altri centri abitati dell'isola, un villaggio con case, scuole, strade, albergo, uffici pubblici e una fabbrichetta per inscatolare tonno e sardine. Sorse così in mezzo all'ostilità malcelata della popolazione slava, il "Villaggio Pescatori Luigi Razza", dal nome dell'importante gerarca fascista che più di ogni altro aveva patrocinato l'operazione."
Sull'isola di Lagosta inviarono delle famiglie istriane ma non resistettero alle dure condizioni di vita e andarono via. Pensarono allora ad una comunità ponzese visto che già si erano distinti in diverse località del Mediterraneo, come La Galite, per il loro spirito di sacrificio.
Alcune famiglie accettarono...
" Nel 1938, quando i ponzesi arrivarono a Lagosta con le loro barche, le loro nasse e qualche mobile, il villaggio e la fabbrichetta erano già stati collaudati. si trattava di 22 appartamenti in casette a due piani; ogni appartamento consisteva in una stanza, una cucina abitabile, un ripostiglio e un "pozzo nero" come cesso. L'acqua disponibile era quella piovana che dal tetto finiva in una cisterna, un pò come accadeva a Ponza. L'insieme, compresa la nuova chiesetta che aveva preso il posto di quella del '400, era piuttosto bruttino, con una certa somiglianza con le "borgate rapidissime" costruite dal regime nelle vicinanze di Roma e fatte conoscere a molti dai film di Pier Paolo Pasolini. In compenso il mare pullulava di pesce e soprattutto di aragoste. Gli slavi avevano costruito il loro paese in cima alla collina più alta, nascondendolo al mare, quasi a ribadire la loro vocazione agricola, in effetti, per loro la pesca era una attività secondaria, sussidiaria, e per giunta praticata con attrezzature arcaiche. Nella fabbrichetta adiacente il villaggio "ponzese", trovarono lavoro soprattutto le donne. La paga era molto modesta ma utile a integrare i guadagni dei mariti.
L'isola, coperta di boschi e ricca d'insenature, apparve ai nuovi coloni molto doversa da Ponza, e tuttavia bella; i suoi spazi e le sue potenzialità economiche (Lagosta, tra l'altro, era un porto franco) lasciavano intravedere promettenti prospettive di sviluppo."
A rovinare tutto ci pensò la guerra ...
"La situazione precipitò nelle ore successive all'armistizio dell'8 settembre. Gli aerei tedeschi presero a sorvolare e bombardarono Lagosta per "punire" gli italiani; i partigiani slavi fecero sapere ai ponzesi che era ora di andar via. Per quattro giorni i ponzesi si nascosero nei boschi e dormirono sotto le stelle; poi il giorno 13, accorsero in massa verso la nave militare italiana che era venuta per portarli via insieme agli ultimi soldati."
Tornarono a Ponza dove trovarono una situazione a dir poco drammatica.
Anche questa è una pagina di storia di Ponza...


















Immagini di Lagosta, in croato Lastovo, reperite in rete


Nota:
Ovviamente i Ponzesi avevano con loro la statuina di San Silverio...
 A tal proposito monsignor Luigi Dies nel libro Da Frosinone a Ponza... scrive: "...Profuga da Lagosta, al termine dell'ultima guerra, la colonia dei nostri pescatori ponzesi giunse, un triste giorno, a Ponza, povera e immiserita. Una donna, capogruppo dei fuggiaschi, recava tra le braccia, piangendo, la statuina di San Silverio, che gli Iugoslavi comunisti avevano frantumata. E quei pezzi della statuina cara dovettero passare dalle braccia di lei nelle mani del parroco: solo allora quei perseguitati furono tranquilli."

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