domenica 15 settembre 2019

A' tofata

All'alba del 15 agosto, giorno in cui si festeggia la Madonna Assunta in cielo, un gruppo di fedeli si reca a piedi fino a Le Forna. Si radunano a Sant'Antonio, attraversano il villaggio di Santa Maria, salgono per i Conti, intanto  strada facendo si aggregano sempre più persone.
Pregando e cantando arrivano alla chiesa di Le Forna dedicata alla Madonna Assunta in Cielo per assistere alla Santa Messa.
Un tempo passavano per la strada vecchia dei Conti e mia madre Elvira ricorda che quando era bambina vedeva passare questa processione davanti casa sua.
Ma, un tempo, sempre all'alba si faceva anche una processione via mare, con le barche a remi che raggiungevano Cala Inferno. Durante la navigazione suonavano le tofe e inneggiavano nel dialetto ponzese alla Beata Vergine Maria.
Giunti a Cala Inferno salivano i gradini e si riunivano con i fedeli giunti a piedi dal porto di Ponza nel piazzale della chiesa di Le Forna.
Questo suono di tofe, simile alle sirene delle navi, veniva chiamato a' tofata ed è finita nel dimenticatoio come la scala di Cala Inferno inagibile da tanti anni.
Come perdere le tradizioni...


Partono a piedi i fedeli per raggiungere la chiesa di Le Forna



Le barche a remi, un tempo, costeggiavano Santa Maria, Frontone, prima di raggiungere Cala Inferno suonando le tofe



Cala Inferno

(Foto di Rossano Di Loreto)



La scalinata di Cala Inferno com'era un tempo, ora non è più accessibile



A' tofa



Un uomo che suona la tofa

(Immagini reperite in rete)

Nota:
A' tofa così viene chiamata nel dialetto ponzese  è il tritone (charonia tritonis), un mollusco gasteropode con una grossa conchiglia

venerdì 13 settembre 2019

L'orologio di Piazza Carlo Pisacane

Così scrive Norman Douglas, nel libro "Isole d'estate", dopo la visita a Ponza, nel 1908:
"A Ponza il tempo scorre veloce, almeno così si direbbe giudicando alla maniera in cui si comporta l'orologio del paese.
Nei cinque minuti durante i quali restammo ad osservarlo, incantati dai movimenti, le lancette passarono da mezzogiorno alle sette di sera".






L'orologio di Piazza Carlo Pisacane all'isola di Ponza

(Estate 2019)

mercoledì 11 settembre 2019

Le ore del giorno, i giorni dell'anno, gli anni della vita

L'ultima pubblicazione di Silverio Mazzella Le ore del giorno, i giorni dell'anno, gli anni della vita  è un viaggio nel tempo.
Si racconta una parte molto importante della vita dei ponzesi come le tradizioni, le preghiere ed anche le superstizioni, che sono poi la cultura di un popolo.
E' corredato da belle foto di persone che ci fanno fare un tuffo nel passato.
E' un libro molto interessante...
Non può mancare in libreria...si può acquistare dal Brigantino all'isola di Ponza




Nel libro c'è anche una preghiera tratta da Frammenti di Ponza che recitava mia zia Francesca



Mia zia Francesca Iacono

domenica 8 settembre 2019

Considerazioni di fine estate

Come ogni anno faccio le mie considerazioni sull'estate trascorsa sull'isola.
Non dovrei dire cose brutte perché i ponzesi che non vivono a Ponza non possono parlare, a quanto pare non ne hanno il diritto secondo alcuni.
Siamo nati a Ponza e la amiamo con tutto il cuore e vedere lo scempio che c'è in giro fa male al cuore.
Ma qualcuno se ne accorge? Forse hanno i paraocchi...
Strade impraticabili, piene di escrementi, bisogna fare dei veri e propri salta la merda. Non si può godere del panorama perché bisogna guardare per terra, altrimenti si rischia di portare a casa un ricordino.
Questo non succede solo sulle strade periferiche ma anche sul Corso principale. Le povere bestie hanno dei padroni impossibili. Non sono solo gli animali dei villeggianti, ma anche quelli di alcuni ponzesi che lasciano liberi i propri cani. Questi addirittura saltano addosso alle persone o disturbano i clienti di bar e ristoranti.
Poi non parliamo dell'immondizia lasciata in giro o dei bidoni puzzolenti mai lavati.
Chi controlla?
La spiaggia di Frontone era piena di cicche di sigarette, nascoste sotto i sassolini, e quant'altro.
Si parla tanto di ambiente, ma sono tutti sordi e tra un po' distruggeremo quel po' di mare rimasto.
Prima di Ferragosto è stata messa sulla spiaggia di Frontone una bella transenna arancione con tanto di ordinanza del 2012 che vietava l'accesso a quel tratto. Inutile dire che la gente se ne è fregata e l'ha oltrepassata comunque, anche perché sulla spiaggia non c'era più posto.
Cosa hanno messo a fare le reti di protezione sulla parete rocciosa se comunque non si può accedere a quel tratto di spiaggia. Il dubbio sorge spontaneo...se sono stati fatti dei lavori sulla parete sovrastante la spiaggia l'ordinanza è ormai superata...o no?
Per non parlare del fatto che dopo Ferragosto le barche che fanno la spola con la spiaggia di Frontone erano strapiene di gente. Sembravano quasi quelle dei migranti. Le norme di sicurezza dove sono andate a finire?
A fine luglio siamo stati svegliati da due boati causati dal crollo di parte del costone roccioso vicino al Belvedere della Parata. Tutto transennato anche lì con ordinanza del 2009.
Possibile che non si riesca a fare niente per quest'isola?
Ormai credo che Ponza rimarrà un'isola chiusa se continuiamo così.
Ma come si fa a restare indifferenti davanti a questa triste realtà...
A proposito, ma Chiaia di Luna è stata riaperta? E' una domanda che volevo fare a quelle persone che erano convintissime dell'imminente apertura e ora con la coda tra le gambe vanno nella caotica Frontone.
Il ponzese dovrebbe salvaguardare la propria isola e non distruggerla. Dovrebbe fare in modo di far rispettare le regole alle persone (turisti e non) che le ignorano o fanno finta di niente.
Io personalmente ho richiamato chi non rispettava le regole del vivere civile.
Un'altra cosa che ho notato sono i bordi delle strade piene di erbacce. La scala che porta sugli Scotti è in condizioni pietose, sembrava di stare nella giungla.
L'isola dovrebbe essere un gioiello e non un letamaio.
Poi è accaduto anche un fatto strano...
Qualcuno, sicuramente una mente malata, è arrivato a toccare addirittura la comunità religiosa colpendo, anzi decapitando, la statua di Padre Pio che si trova in località Tre Venti.
Come siamo finiti!


Il cartello con l'ordinanza del 2012



Si sono svegliati in pieno agosto


Queste reti cosa sono state messe a fare allora?


La gente è aumentata in quella parte di spiaggia





Il crollo della parete della Parata






Un cane sciolto scorrazza per il Corso



In via Madonna






Attenzione pericolo!



La statua di Padre Pio danneggiata

venerdì 6 settembre 2019

A' quinnicina...per l'Assunta

"Non scendo in paese..troppa confusione.. Nonostante il caldo, preferisco, ad una certa ora della sera, uscire a far 2 passi..Guardo qua e là, le lucette delle barche dondolanti, come lucciole, la luna che avvolge l'Isola, le casette colorate, che spiccano, pur nel buio.
Quanto è bella, la mia isola. 
E, allora, senza accorgermene, l'atmosfera magica mi riporta all'adolescenza..
E sento...
Un coro dolcissimo di voci, che mi arriva dal terrazzino sopra il Giudicato. Recitano e cantano il Rosario ed altre preghiere in onore dell'Assunta. Ci si riunisce in gruppetti, dopo cena, e si innalzano lodi e invocazioni.
Il silenzio riporta echi non distanti..Si sente il coro,che sosta sul terrazzo di Rosa i' Santella, la mamma della nostra cara amica Adele, ancora oggi voce vigorosa nelle funzioni religiose.  
L'eco mi porta a valle il coro degli Scotti, stanziato sul terrazzino, in prossimità della cappellina, sotto il portico di passaggio. E, persino, ancora più lontano e più suggestivo, un coro da sopra Giancos. Che dolce nostalgia.. Sono le voci delle nostre nonne, delle parenti, delle amiche, che risuonano nel mio cuore e mai si allontaneranno...
Ponza che prega, che fa la quindicina ( cominciava il primo d'agosto, si concludeva il 15. Da qui, il nome...) in onore dell'Assunta..Un silenzio magico, di altri tempi, di altra gente..."

Queste bellissime parole racchiudono i ricordi della mia amica Maria Conte sulla "quinnicina" per l'Assunta






Le barche dondolanti, come lucciole, la luna che avvolge l'isola...

(Foto di Rossano Di Loreto, agosto 2019)




La statua della Madonna Assunta che viene portata in processione per le strade di Le Forna



L'affresco sulla navata della chiesa di Le Forna che raffigura Maria Assunta in Cielo

Nota:
A' quinnicina sono preghiere in dialetto che si recitavano per prepararsi alla festa della Madonna Assunta

"I quindici d'aust,
na' rosa spampanata 
Maria sarà chiamata 
per un'eternità..."

mercoledì 4 settembre 2019

Il libro "Impressioni" di Gabriella Moriondo

Questo libro scritto dalla maestra dell'Ottocento Gabriella Moriondo l'ho cercato tanto e finalmente ho potuto leggerlo interamente grazie all'edizione pubblicata da Silverio Mazzella del Brigantino.
Un grazie va anche a Francesca Ormanni della quale la maestra Gabriella Moriondo era la bisnonna.
Ecco qualche parte del libro in cui la Moriondo racconta la vita ponzese di fine Ottocento:

"Nell'ottobre del 1887 giunse a Ponza, dalla Brianza, una ragazza di appena vent'anni, la maestra Gabriella Moriondo.
Arrivò a Ponza dopo un lungo viaggio e rivelò subito una gran forza d'animo.
Così racconta i suoi luoghi d'origine: "...nata fra le bellezze della grandiosa Milano, cresciuta ora fra il dolce sorriso della Brianza dalle vaste e ricche pianure, ora tra i soavi profumi della costa ligure...e in ultimo tra gli incanti della bella Partenope..."
Gabriella Moriondo girava per le case cercando di convincere i genitori a mandare i figli a scuola per sconfiggere l'analfabetismo. Il compito era arduo perchè i bambini già così piccoli aiutavano la famiglia con il loro lavoro.
Per Gabriella insegnare era una "Sacra Missione" e venne paragonata alla maestra del libro "Cuore" di De Amicis.
Gabriella Moriondo scrisse anche un libretto di "Impressioni", nel 1890, sulla vita isolana e così descrive il movimento che c'era nel porto di Ponza: "...manovrar continuo di leggiadri schifi, di graziose golette, di grosse barche galleggianti sul bel piano, talvolta liscio e immobile come argentea pianura, talvolta lievemente increspato, ed altra ancora sommosso da furibondi flussi; i bagni di mare nelle tre piccole grotte di Santa Maria dove le ragazze erano difese dai raggi del sole..."
Descrive così l'uomo ponzese: "...porta anzitempo solcata la fronte che il sole e il mare abbronziscono, e che il viver continuo tra calcoli e traffichi solca appunto si presto; ha però d'ordinario folta capigliatura, che nella fredda stagione ripara con belle coppole di pelo di volpe, secondo l'uso dei marinai...Struttura mediocre, giusta complessione, tranquilla andatura; tu lo riconosci e lo distingui a colpo d'occhio fra la numerosa classe di continentali..."
La maestra racconta che i bambini imparavano presto a tuffarsi dagli scogli, fare giochi nell'acqua, pescare, raccogliere frutti di mare. Racconta anche di gite a Zannone riservate ai benestanti...di gite in barca a Le Forna...ma anche delle famiglie ponzesi...uomini lontani per  pescare e donne dedite alla pulizia della casa che però nelle notti di tempesta scendevano al porto, con i lumi a petrolio, in cerca dei loro cari.
Qualche pagina è dedicata anche ai coatti, che in quel tempo stavano sull'isola,  scrivendo che arrivavano vestiti decentemente ma poi si abbrutivano sia per l'ozio che per la povertà.
Comunque, dopo l'arrivo desolante, a Ponza, in quella sera autunnale, dopo lo sconforto iniziale, Gabriella si creò una famiglia e restò sull'isola tutta la vita.
Sposò il notaio Giovanni Coppa che nei primi anni del Novecento fu anche sindaco.
Dalla loro unione nacque, nel 1898, Ezio Coppa, professore universitario di medicina del lavoro ma anche deputato dell'Assemblea Costituente e della Camera, uno dei figli più illustri della nostra isola.
La vita della maestra Gabriella imboccò una strada tutta in salita, quel viaggio a Ponza non fu una cosa inutile..."

In questo libro Gabriella Moriondo fa un ritratto di Ponza e dei ponzesi. 


Gabriella Moriondo, maestra dell'Ottocento



Il professor Ezio Coppa, figlio di Gabriella Moriondo

domenica 1 settembre 2019

La Poccia, il sale e i daziari

Questa storia mi è stata raccontata ed è realmente accaduta verso la metà dell'Ottocento all'isola di Ponza.
Filomena Vitiello, chiamata la Poccia,  sorella della mia bisnonna Agnese, sposò un giovane pescatore, bellissimo, Gennaro Sandolo.
La sua famiglia era contraria a questo matrimonio probabilmente perchè provenienti da classi sociali diverse. Cercarono in tutti i modi di osteggiare questa unione ed anche in seguito.
Abitavano a Le Forna, nella contrada che oggi viene chiamata "ncòppe i Sandule" (sopra i Sandolo), dal cognome di questa grande famiglia, ed il pescatore Gennaro portava a casa grandi quantità di pesce e anche di sale.
Un giorno, per farle un dispetto, un familiare della Poccia mandò i daziari, il sale era soggetto al dazio.
Appena la Poccia si accorse dell'arrivo dei daziari prese il sale che era messo ad asciugare nel cortile e lo buttò nel pozzo. Ma il sale cominciò a "friggere" e per paura di essere scoperta cominciò a dare botte ai propri figli per attutire il rumore.
I daziari, ovviamente, non trovarono nulla e la Poccia si salvò.





Le Forna

(Estate 2019)



Il sale, un tempo, era un bene prezioso



Il dottor Francesco Sandolo, medico e sindaco di Ponza. 
Gennaro Sandolo e Filomena Vitiello (la Poccia) erano suoi antenati.

Nota:
Filomena Vitiello, la Poccia, nata nel 1834, era figlia di Luigi Vitiello e Angela Maria Mazzella. Era discendente di Antonio Vitiello e Rosa Narbonese giunti a Ponza da Torre del Greco nel 1774.

venerdì 30 agosto 2019

San Giovanni Paolo II e San Silverio

Quarant'anni fa, nel 1979, da Ponza un gruppo di fedeli andarono in udienza da papa Giovanni Paolo II e lo invitarono a partecipare alla festa di San Silverio.
Purtroppo ciò non fu possibile ma...
Dopo quarant'anni, il 20 luglio 2019, giorno in cui si chiudono i festeggiamenti di San Silverio, Giovanni Paolo II era lì, nella chiesa di Ponza, in processione, attraverso la sua reliquia (il sangue prelevato quando fu ferito gravemente nell'attentato del 13 maggio 1981).
Che emozione!!!
Peppino Iacono, mio fratello, presente a quell'udienza, visibilmente emozionato, ci ha raccontato di questa visita e fatto questa osservazione che "dopo quarant'anni Giovanni Paolo II era nella nostra isola in processione con San Silverio".


In questa foto si riconoscono Peppe Tricoli (il Barone), Silvano Conte, Maurizio Iodice. Portano in dono a Giovanni Paolo II un veliero realizzato in giunco da un artigiano ponzese.



La reliquia di San Giovanni Paolo II 



Durante la piccola processione fino al Molo Musco i sacerdoti portano insieme alla reliquia di San Silverio anche quella di Giovanni Paolo II.
Due papi insieme...

Nota:
San Silverio è stato papa dal 536 al 537, fu deposto e morì forse di stenti.
San Giovanni Paolo II è stato papa dal 1978 al 2005.

mercoledì 28 agosto 2019

Arrivederci Ponza...

Dopo più di un mese di vacanza nell'isola in cui sono nata, in cui ho trascorso la mia infanzia, è arrivato il momento di lasciarla.
E' sempre molto triste per chi come me soffre di ponzite.
Presto scriverò le mie considerazioni di fine estate.
Arrivederci Ponza, isola amata che non è più la stessa...


Ciao casa...


Un saluto ai nostri cari che non ci sono più...


Arrivederci Ponza...

giovedì 22 agosto 2019

Buon compleanno!!!

Dodici anni fa nasceva Frammenti di Ponza, un blog nato quasi per caso...diffidate dalle imitazioni.
Dopo la scomparsa di mio padre, Ciro, ho cercato di elaborare il dolore scrivendo. La spinta l'ho avuta inviando un articolo su di lui ad un settimanale che nel giro di pochi giorni l'ha pubblicato.
Poi ho cominciato a raccontare di Ponza e della sua storia, dell'archeologia, delle bellezze naturali, delle tradizioni, della gente ponzese ma anche dei forestieri che la amano con tutto il cuore.
In questo blog soprattutto ho messo tanta passione...
Frammenti di Ponza fino alla fine del 2012 era su Libero.it poi, con l'aiuto di mia figlia, ho cambiato piattaforma con un look più colorato e dove si possono mettere più foto.
Dal 2015 è stata creata anche la pagina Facebook.
Ecco come è iniziato...era l'agosto del 2007.

Frammenti di... 


"Questo blog è una solo una piccola serie di racconti, di “frammenti”, raccolti qua e là, che spero vi facciano apprezzare i lati nascosti della mia Isola, Ponza."

Il disegno è di Milo Manara.


venerdì 16 agosto 2019

Il dicco di Cala Inferno

Il grande sismologo, Giuseppe Mercalli, visitò Ponza nel 1892, dopo le scosse di terremoto che impaurirono gli isolani.
In Note geologiche e sismiche sulle isole di Ponza oltre a scrivere dei terremoti fa una bella descrizione delle isole.
Descrive molto bene le rocce ed anche dei dicchi di Ponza.
Ecco cosa scrive:"Meravigliosi sono i dicchi di Ponza e la loro potenza. Alla Cala d'Inferno ne osservai uno di riolite che ha una trentina di metri di spessore nella sua parte inferiore e va allargandosi verso l'alto. Questo dicco, che s'innalza quasi perfettamente verticale dal livello del mare fin verso la cima di M.Schiavone (156 m.) è incassato nel tufo trachitico inferiormente e denudato nella sua parte più elevata.
Secondo Doelter, alcuni di questi dicchi in alto si sono estesi a modo di corrente e quasi tutti possono riferirsi a due centri di eruzione situati sulla costa orientale, uno dei quali è il porto di Ponza, ritenuto di già come cratere da Dolomieu, mentre l'altro si trova alquanto più verso nord presso Cala d'Inferno."





Dicco di riolite alla Cala d'Inferno
(Foto di Rossano Di Loreto, novembre 2015)

Nota:
Il dicco è, in geologia, un corpo roccioso, costituito da un'intrusione di origine ignea, generalmente ad andamento prossimo al verticale, in una fessura tra gli strati (intrusione discordante) di rocce sedimentarie; successive deformazioni tettoniche possono orientare diversamente il dicco.

(Wikipedia)

Altra Nota:
Giuseppe Mercalli divenne celebre per la scala che porta il suo nome (Scala Mercalli) che misura l'intensità delle scosse sismiche in base agli effetti prodotti.

giovedì 8 agosto 2019

U scungille

U scungille è un mollusco marino, il murice, che chiude l'ingresso della sua casa con un opercolo.
Ne scrive in un suo libro Ernesto Prudente così: "...Mimì, (Mimì Dies, oltre ad essere un eccellente subacqueo, con Bruno Vailati ha partecipato alla spedizione nel Mar Rosso e a quella superlativa sull'Andrea Doria) si buttava in acqua alla punta del molo Musco e arrivava fino alla spiaggia di Santa Maria, quando riemergeva aveva due sacchetti pieni di scungille. Basta mettere in acqua una testa di pesce, u scungellare, perchè essi si attaccano in brevissimo tempo.
Nei tempi passati, i fenici, i greci ed i romani estraevano dai murici una sostanza colorante. I murici secernano un liquido giallastro che, se riscaldato, diventa di colore rosso ed è inalterabile. La lana e il cotone tinti con questo colorante raggiungevano prezzi incredibili. Al tempo dei romani solo l'imperatore ed i senatori avevano diritto di portare abiti purpurei. Dopo la caduta dell'impero romano fu la chiesa ad impossessarsi di questa tintura e divenne il colore ufficiale degli abiti degli alti prelati che venivano chiamati appunto porporati."








Foto di scungille

(Immagini reperite in rete)


Come raccontava Ernesto Prudente...Mimì Dies si buttava in acqua alla punta del molo Musco ed arrivava fino alla spiaggia di Santa Maria...
(Foto estate 2016)

mercoledì 31 luglio 2019

La statua di Mamozio

E' una statua ritrovata nel '700, ora è collocata su una stradina poco frequentata e sembra sia un Augusto "togato".
Il Tricoli nella Monografia così scrive: "E' una di quelle rinvenute ivi stesso nel 1772 e pria l'attuale fabbrica; rappresenta un senatore, la cui testa venne rotta da un soldato nel 1809, e l'attuale vi fu supplita nel 44, dal Com. Colon. Conte Bartolazzi."
Giovanni Maria De Rossi così la descrive nel suo libro Ponza Palmarola Zannone: "In una via (via di S.Antonio) parallela alla strada litoranea, si conserva, murata su un moderno piedistallo, una statua marmorea funeraria, acefala e priva del basamento, nota, dalla tradizione locale, con il nome di "Mamozio". Sia la testa che la mano sinistra, a giudicare dagli incassi ancora visibili, dovevano essere lavorate a parte e successivamente applicate alla statua. Accanto alla gamba sinistra si conserva, parzialmente coperta dalle pieghe del panneggio, una capsa cilindrica (il tipico cofanetto nel quale si conservano i rotoli di pergamena, detti volumina, usati come libri).
E' probabilmente questa la statua scoperta nel 1772 e privata della testa, come ricorda il Tricoli, nel 1809, per un atto di vandalismo da parte di un soldato borbonico, quando la statua faceva bella mostra di se nella piazzetta antistante il Comune."








La statua di Mamozio





La statua è da queste parti...un pò più avanti...


La statua romana del "Mamozio" ancora integra (in primo piano, a sinistra, nella foto), collocata nell'area portuale, in una incisione del Mattei del 1847
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