domenica 15 luglio 2018

A Madonne u Carmene

A Madonne u Carmene viene festeggiata il 16 luglio, a Ponza, davanti ad alcune edicole votive.
La festa che io ricordo di quando ero bambina era quella che si faceva sulla scalinata del Giudicato dove c'è un'edicola votiva dedicata alla Madonna del Carmine.
Sulla loggia venivano messe tante bandierine colorate per la gioia di noi bambini e davanti all'edicola della Madonna vasi con fiori freschi.
Nelle case preparavano dolci da offrire ed io ricordo con nostalgia le nocchette di nonna Olimpia.
Una squisitezza!!!
Poi non si è più festeggiato perchè una parte delle case crollò ma l'edicola c'è ancora.
Sulla Parata si festeggiava davanti all'edicola collocata sul muro della casa di Ntunètte e Tatore Rispoli. Ci tenevano tanto a questa festa...
Oggi, forse, recitano ancora il Rosario e cantano delle belle canzoni dedicate alla Madonna.
Anche su Via Corridoio c'è un'edicola dedicata alla Madonna del Carmine.
Le edicole votive sui muri delle abitazioni o nei cortili, un tempo, erano luoghi di aggregazione.



Il panorama dal palazzo del Giudicato



Il quadro d'a Madonne u Carmine nella scalinata del Giudicato






L'edicola votiva con a Madonne u Carmene in via Corridoio



A Madonne u Carmene in via Parata

venerdì 13 luglio 2018

Arète a Caletta

Arète a Caletta, un tempo, facevamo bagni bellissimi.
Una spiaggia situata dietro al Lanternino con una sabbia soffice con la quale facevamo meravigliosi castelli di sabbia.
Oggi, purtroppo, non esiste più, è tutta cementata, piena di barche...chissà cosa direbbero le persone ritratte in queste fotografie nel vederla nelle condizioni attuali.
Avevamo tanto...oggi non abbiamo più niente


Proprio dietro al porto c'era un gioiello di spiaggia, la Caletta


Spiaggia della Caletta 1917...da notare i costumi di un tempo



Una barchetta a remi alla Caletta


Un gruppo di bagnanti alla Caletta...qualche persona si riconosce


Bagnanti nelle acque della Caletta


Grazie a Giovanni Pacifico che con pazienza certosina ha raccolto in un Archivio fotografico la storia di Ponza, la nostra storia.


mercoledì 11 luglio 2018

'A nasse

Cos'è 'a nasse?
E' un attrezzo da pesca.
Ci racconta tutto Ernesto Prudente che così scrive: La nassa è una cesta intrecciata con rami di mirto, giunchi e canne tagliate a listelli. E' composta da due parti unite saldamente da sembrare un tutt'uno. La parte esterna, a forma di campana,  da cui il nome, ha una apertura al vertice che serve per fare uscire la preda catturata e per introdurre l'esca.E' dotata di coperchio, una porticina che rimane chiusa durante la pesca. La parte interna, a forma conica, ha la base leggermente inferiore a quella della campana perchè possa entrarvi ed essere ad essa legata in modo da formare un corpo unico. Il vertice termina con le punte dei vimini che convergono a cono senza essere legate perchè devono costituire un ostacolo per l'uscita dei pesci che sono penetrati all'interno.
Una volta, prima della invenzione della rete, qualsiasi tipo di pesca veniva effettuata con le nasse per cui le si costruiva a seconda del tipo di pesca da effettuare. Le nasse venivano impiegate, secondo la formazione del fondale marino, a gruppo di due o più di due. Raramente veniva calata da sola.
Il ritiro delle nasse avveniva giornalmente. Prima di portarsi sul luogo dove avevano affondato le nasse per tirarle, i pescatori tiravano le reti per racimolare l'esca. Il tiro di qualsiasi attrezzo avveniva a braccia. Di quei tempi non esistevano verricelli e scandagli. Il fondo marino si conosceva con l'uso delle coffe. Nel ritirarle, quando l'amo rimaneva impigliato in qualche ostacolo, che in genere era lo scoglio, si facevano dei rilevamenti a terra per stabilire la posizione.
La bravura di un pescatore consisteva proprio nella sua capacità di leggere il fondo marino.
A Ponza costruisce ancora le nasse Benedetto Sandolo nella curtègle (cortile) dell'antico palazzo Irollo.






Benedetto Sandolo mentre costruisce le nasse
(Estate 2015)

lunedì 9 luglio 2018

L'isola di Palmarola descritta da Mario Tozzi

Nell'ultimo libro pubblicato da Mario Tozzi, L'Italia intatta, scrive anche dell'isola di Palmarola.
Mario Tozzi è un geologo ed ecco cosa scrive: "...Molti considerano Palmarola una delle isole più belle del mondo, notazione che va attribuita prima di tutto al suo mare che ha quel colore azzurro-turchese tipico delle isole tropicali."
"...L'isola è selvaggia, ma non è proprio deserta, nel senso che, pur non esistendo abitazioni, è possibile ripararsi, mangiare e perfino pernottare in case-grotte che sono quanto di più vicino a un'abitazione trogloditica si possa trovare in Italia. Sono il retaggio di una vecchia abitudine dei ponzesi di venire a stare in pace, lontani da tutto, ma pur sempre vicini a casa. Alcuni sono vecchi rifugi di cacciatori che aspettavano l'avifauna di passo."
"...Le falesie di Palmarola non sono soltanto spettacolari come poche altre, ma sono un unicum geologico che ha rari paragoni al mondo. L'isola è un vulcano, come Ponza e Ventotene, un vulcano esplosivo per via della natura dei suoi magmi, che sono ricchi di silice, dunque più viscosi, capaci di trattenere più a lungo i gas e far caricare energia all'eruzione."
"...Eruzioni subacquee di rocce così ricche di silice sono rarissime al mondo, tanto che Palmarola è uno dei pochissimi posti dove è possibile studiarle."
"...Palmarola ricorda una cattedrale gotica in cui si riconoscono le sottili nervature delle navate delle falesie verticali bianchissime a picco sul mare blu. Uno spettacolo indimenticabile. E' questa la ragione geologica per cui mi sono trovato a esplorare l'isola sia da mare sia da terra.
E per la quale sono innamorato di Palmarola."

Delle belle foto dell'isola di Palmarola
(Foto di Rossano Di Loreto, luglio 2018)




































Le case- grotta

venerdì 6 luglio 2018

Il calamaro di Candidina

"Anni fa, a Ponza, vivevano delle persone che con la loro semplicità, a volte, suscitavano ilarità.
Una di queste era Candidina, che abitava nella zona della Parata.
Ogni suo vestito aveva la caratteristica di due belle tasche capienti da cui usciva di tutto…
Da qui il famoso detto:” tieni i sacche i Candidina”.
Era molto golosa…era capace in un battibaleno di mangiare interi vassoi di pasticcini…
Una sera sua madre aveva degli ospiti per cena…
Aveva preparato, tra le altre cose, un grosso calamaro “mbuttunatu”, specialità ponzese, e l’aveva posizionato con cura sul piatto di portata.
Lo aveva fatto mettere da una sua nipote in alto, sulla cristalliera, per portarlo in tavola al momento giusto.
Ad un certo punto della serata fece cenno alla nipote di prendere quella prelibatezza e già pregustava la bella figura…
La nipote salì sulla sedia, prese il piatto con delicatezza ma ahimè…era completamente vuoto…
I loro occhi si concentrarono su Candidina conoscendo la sua fame leggendaria…
Le chiesero:”ne sai niente?"
Lei rispose:”perché non si poteva mangiare?”
Probabilmente aveva sentito il profumo e non aveva saputo resistere…"
Non si può dimenticare Candidina...


U calamaro mbuttunatu



La zona della Parata in cui abitava Candidina



La Parata in una foto di tanti anni fa

giovedì 5 luglio 2018

Un naufragio accaduto negli anni '50

Leggendo i libri di Ernesto Prudente trovo sempre qualcosa, qualche notizia di cui non ero a conoscenza come di un naufragio accaduto negli anni '50 sulle Formiche.
Ecco cosa racconta mentre descrive i Fari di Ponza:"...Nel Faro della Rotonda della Madonna è compreso anche il fanale a luce rossa fissa, identico a quello del Faro della Guardia, per la segnalazione delle Formiche. Quando si vedono contemporaneamente le due luci rosse significa che si è sugli scogli. 
Negli anni cinquanta del secolo scorso, un bastimento in legno dalla portata di circa trecento tonnellate, cercando ridosso in una notte di tempesta, andò a finire sugli scogli delle Formiche. Molti asserirono che venne a mancare la luce elettrica per cui ci fu un oscuramento totale. Certo è che la libecciata di quella notte fu veemente e impetuosa con violenti scrosci di pioggia.
Le sei persone dell'equipaggio trovarono la morte. Non si salvò nessuno. L'allarme di quel disastro lo lanciò Carlitto che, all'alba si era recato, con il suo gozzo, a le Formiche per vedere se era possibile calare la rete per qualche chilo di retunne.
Cosa faceva fare la fame! Quando notò legname e velatura sul mare rientrò subito per comunicare l'accaduto. 
Diverse barche si recarono sul luogo del naufragio. Nessun naufrago. Venne individuato un cadavere incastrato tra gli scogli. Luigi Sogliuzzo, l'iscaiolo, con l'aiuto di un amo legato ad un filo di nailon, riuscì dopo ore di estenuante lavoro a scardinarlo per portarlo in superficie. Il cadavere venne imbarcato sulla Santa Rita, la barca di Giosuè Di Scala che con il figlio Peppino ed io avevamo preso per correre a Le Formiche."









Gli scogli delle Formiche

Foto tratte dal sito info@viaggiaresempre.it





Da sopra la Parata in lontananza si vedono Le Formiche

(Foto estate 2016)

lunedì 2 luglio 2018

Accadde 250 anni fa...all'isola di Ponza

Con l'arrivo dei primi coloni da Ischia si pensò ad un qualcosa che avrebbe rivoluzionato l'isola di Ponza cioè i lavori di costruzione dell'area portuale ed il casamento.
Così scrive Giovanni Maria De Rossi in PONZA PALMAROLA ZANNONE: "Il via ai lavori fu ufficialmente dato il 30 maggio del 1768. Lento e macchinoso fu l'avvio soprattutto in considerazione del fatto che da un lato si dovettero preventivamente rilevare le aree su cui il progetto avrebbe inciso di più e dall'altro si provvide a mettere in pianta quelle strutture preesistenti, comunque riutilizzabili. Ecco quindi l'esame dell'area portuale con i relativi progetti di ristrutturazione ed il rilievo dell'antica cisterna della Dragonara da riutilizzarsi nell'equilibrato sistema di alimentazione idrica che doveva venire a sostituire le oramai inutilizzabili canalizzazioni romane."
Tutto questo in vista di di un incremento della popolazione e i Borboni volevano creare un nuovo impianto urbanistico.
A Ponza arrivarono sessanta artigiani, due compagnie di soldati, trecento forzati, trecento "disterrati" ( lavoratori addetti alle opere di pulizia e di sbancamento), tanti animali da trasporto.
Tutta questa gente venne alloggiata nelle grotte come la vastissima "Grotta di Pilato" (Cisterna di via Parata).
Winspeare e Carpi, i progettisti scelti dai Borboni, fecero in modo di ripristinare l'antico molo ed i lavori del porto terminarono nel 1779.
Del Porto così scrive il Tricoli nell'Ottocento: E' stato edificato sugli avanzi dell'antico porto al costume greco-fenicio, cioè in archivolti con sette grossi piloni; saggio divisamento, imperocchè mentre per le sue luci il vorticoso moto manteneva in equilibrio il fondo, evitavasi nel contempo la risacca, avendo l'entrata ancora dalla parte di terra, e chiusa nel 1772 con l'attuale 2° padiglione e piazza d'armi, siccome furono intelati per 600 palmi detti archi, e percui coi continui depositi, che vi fanno le torbide, lo ànno imbarazzato. E' un seno di sicurezza per circa 60 navi con l'entrata a Levante.
Un'opera magnifica che ancora oggi possiamo ammirare.








La zona circostante il porto com'è adesso

(Foto di Rossano Di Loreto - marzo 2015)


Ricostruzione, sulla base del progetto Winspeare, della volumetria del complesso edilizio del porto di Ponza
(dis. O.Fasolo)


Sovrapposizione della planimetria di rilievo con quella del progetto originale del Winspeare



Schema di progetto del Winspeare


Cisterna della Dragonara pianta redatta dal Winspeare nel 1768

giovedì 28 giugno 2018

Una bella coppia di sposi!!!

Nell'album della mia famiglia ho trovato questa foto che ritrae una bella coppia di sposi.
Non so chi siano...ho una mezza idea...
Ipotizzo, osservando i lineamenti, possano essere Francesca (figlia di Silverio Iacono e di Candida Califano) e Carmine Migliaccio.
Se così fosse la sposa è cugina di mio padre...l'album fotografico era dei miei nonni.
Se qualcuno ne sa di più ben venga...


lunedì 25 giugno 2018

Un antico mestiere: 'u bbanne

Un mestiere che non esiste più è quello del banditore.
Anche a Ponza c'era...
Luigi Sandolo in Su e giù per Ponza così scrive:
Il commerciante che voleva far pubblicità ad una merce affidava ad un banditore l'incarico di gridare per le strade la qualità della merce stessa ed il prezzo. Il banditore gridando iettava un bbanne.
L'ultimo banditore è stato Menicuccio 'a vocca storte al secolo Domenico Coppa.
La sua voce baritonale rimbombava in tutti gli angoli dell'isola.
Gestiva un negozietto di cianfrusaglie, frutta e verdure che però amava vendere per le strade più che nel negozio stesso affidato alla moglie.
Quando iettave 'u bbanne non annunziava la sua merce.
Era analfabeta ma non sbagliava mai i conti che con segni solo a lui comprensibili faceva sulla carta nella quale poi avvolgeva la merce.

Menicuccio lo ricordo vagamente però so che il negozio era in Corso Pisacane.



Dall'alto si vede anche il Corso Pisacane dove Menicuccio aveva il negozio



Corso Pisacane che un tempo si chiamava Corso Principe di Napoli

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

venerdì 22 giugno 2018

La notte delle streghe

Si racconta che la notte di San Giovanni, tra il 23 ed il 24 giugno, sia quella delle streghe.
Il Tricoli nella Monografia dell'Ottocento così scrive: MAGHE- Si pensa che nella notte di S.Giovanni queste introducansi nelle abitazioni per succhiare il sangue dei ragazzi, percui divengono rachitici od in altro modo deformi. A preservarsene nella vigilia ligano per lo interno della porta e finestra alcune borsette con arena, sulla certezza che non potendola la strega numerare, tampoco potrà entrarvi.
Molte leggende circolano a proposito della notte di San Giovanni questa è di un ponzese dell'Ottocento.










Una notte all'isola di Ponza

(Foto di Rossano Di Loreto - gennaio 2018)


Nota:
Un tempo i primi bagni si iniziavano dopo la festività di San Giovanni

martedì 19 giugno 2018

Dove c'è un ponzese c'è San Silverio

Dove c'è un ponzese c'è San Silverio...
San Silverio, il nostro vecchiariello, come viene chiamato affettuosamente , ha sempre seguito i ponzesi nel loro girovagare, in cerca di fortuna, lontano da Ponza, anche nei tempi passati.
Il Santo per il ponzese è come un padre, uno di famiglia, è sacro, non si tocca...
A tal proposito monsignor Luigi Dies nel libro Da Frosinone a Ponza... scrive: "...Profuga da Lagosta, al termine dell'ultima guerra, la colonia dei nostri pescatori ponzesi giunse, un triste giorno, a Ponza, povera e immiserita. Una donna, capogruppo dei fuggiaschi, recava tra le braccia, piangendo, la statuina di San Silverio, che gli Iugoslavi comunisti avevano frantumata. E quei pezzi della statuina cara dovettero passare dalle braccia di lei nelle mani del parroco: solo allora quei perseguitati furono tranquilli."
Anche questa è una testimonianza di amore verso il nostro Santo protettore, San Silverio.

Buon San Silverio!!!



Il modellino della barchetta di San Silverio realizzato dal maestro d'ascia Ciro Iacono, mio padre
Ha realizzato, nei primi anni '60, anche la barchetta che porta il Santo in processione

domenica 17 giugno 2018

San Silverio papa patrono dell'isola di Ponza

Monsignor Carlo Pergamo, vescovo di Gaeta, il 25 agosto 1772 elegge come patrono dell'isola di Ponza San Silverio papa e pone al suo fianco Flavia Domitilla.
Nel costruire la chiesa venne dedicato uno degli altari laterali proprio a San Silverio che doveva custodire la statua.
La statua di San Silverio è antica e negli ultimi quarant'anni è stata restaurata già due volte.
Verso la metà degli anni '30, durante un incendio scoppiato in chiesa il 20 giugno, rischiò di essere danneggiata seriamente, ma per fortuna bruciarono solo le banconote di dollari donate dai fedeli, giunti dagli Stati Uniti, che erano ancora attaccate alla statua dopo la processione.
Il Tricoli già nell'Ottocento scrive della statua di San Silverio portata in processione e sicuramente è la stessa che oggi abbiamo nella nostra chiesa.



La statua di San Silverio



San Silverio 



Le luminarie disegnano San Silverio nella barchetta

(Foto di Rossano Di Loreto - giugno 2018)
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