mercoledì 17 febbraio 2016

Un medico venuto da lontano...

Il lungomare di Giancos, a Ponza, è intitolato a Giuseppe Cesarano, un medico venuto da lontano, una figura che pochi conoscono.
Ernesto Prudente racconta la storia di questo medico nel libro Fogli Sparpagliati.
Ecco cosa scrive: "Dal 1953 al tronco stradale che attraversa la parte bassa del rione è stato dato il nome di Lungomare Cesarano.
Giuseppe Cesarano, Cavaliere della Corona d'Italia e medaglia d'argento per le benemerenze alla Salute Pubblica, è un medico. Un medico che una commissione di isolani, nata per ricercare un sostituto al sanitari che aveva abbandonato l'isola lasciando la comunità ponzese senza assistenza medica, riuscì a rintracciare a Napoli.
Il dottor Giuseppe Cesarano si era rifugiato a Napoli dopo aver anch'esso, abbandonato Scansano, un comune del grossetano dove esercitava la sua professione, perchè l'ultimo dei suoi quattro figli si era ammalato di malaria. Gli altri tre li aveva perduti a Berbenno, un comune in provincia di Sondrio, dove era stato incaricato di reggere la condotta medica. Sia a Berbenno che a Scansano gli vennero riconosciuti meriti per i suoi straordinari servigi sanitari che, purtroppo, non furono di freno per farlo rimanere.
Questo gruppo di isolani, dopo giornate di implorazioni, riuscì a convincerlo. Il difficile fu, però, persuadere la moglie, dopo le disgrazie che le erano capitate, ad accettare questa nuova sede che presentava difficoltà naturali.
Superato l'ostacolo versarono immediatamente l'anticipo del primo stipendio. Quando la famiglia Cesarano si presentò all'imbarco per raggiungere la nuova destinazione, il figlio era ancora affetto da febbre malarica.
A Ponza venne accolto come un salvatore della patria. E lo fu.
Un anno dopo, nell'anniversario della sua venuta a Ponza, il consiglio comunale, con proprio deliberato gli manifestò la riconoscenza, la fiducia e l'affetto dell'intera cittadinanza.
Il dottor Cesarano visse a Ponza per oltre vent'anni. In questo lungo periodo, la sua distrazione consisteva in qualche mezza giornata di svago durante il passaggio delle quaglie, in primavera, e delle beccacce in autunno. Era un cacciatore.
Abitava sulla collina della Madonna, di fronte alla Torre Farnese, nella casa che oggi è proprietà della famiglia Vitiello.
Iniziava al mattino molto  presto la sua attività professionale per disporre del tempo necessario per recarsi in giro, "arrampicandosi per strade e balze scoscese e dirupate, su e giù per le colline, per viottoli impervi, conoscendo gli anfratti e le casette, i tuguri e le grotte via via trasformate, con la sua collaborazione, in saluberrime abitazioni.
Il suo sguardo, entrando, correva sui pavimenti e le pareti, prima che sugli inquilini. Tutto doveva essere candido di calce viva, fin dalle terrazze antistanti, le stalle e le strade di accesso.
Il secchio e il relativo pennello e la sua provvista di calcina e il fresco odore della recente imbiancatura erano lì a testimoniare che venivano rispettate rigorosamente e non per compiacerlo, le regole di igiene da lui dettate nelle tristi contingenze delle epidemie di tifo, colera, morbillo, influenza che monna terraferma di volta in volta inviava.
Nell'imperversare della epidemia colerica, qui sulla nostra derelitta isola, c'era il dottor Cesarano, armato esclusivamente della sua abnegazione e del suo coraggio, virtù che avrebbero rasentato l'incoscienza se non si fossero appoggiate a somma cultura, arte, serenità e buonsenso e specialmente al più alto senso sentimento della propria responsabilità e del proprio dovere.
Non v'era ora di giorno o di notte che, con qualunque tempo, piovoso o ventoso, o sereno o accecante di sole, si arrestasse l'opera sua di soccorso.
L'ammalato non ha ore ma quelle di notte pesano di più."
Per i suoi meriti la Prefettura  di Terra di Lavoro, oggi Caserta, gli assegnò per ordini superiori, il Diploma di nomina a Cavaliere della Corona d'Italia e, successivamente, la stessa Prefettura di Terra di Lavoro gli notificò un decreto firmato da Sua Maestà con il quale si conferiva la medaglia d'argento della Salute Pubblica per essersi distinto nella propagazione del vaccino durante la diffusione di malattie infettive.
Per questi ed altri meriti il Comune di Ponza gli dedicò quella strada."
Dalle parole di Ernesto si capisce bene che il dottor Cesarano svolse la professione di medico come una missione.
Certo per la Ponza di quei tempi, 1877, l'arrivo di questo medico fu una fortuna, che prese a cuore la sorte  degli isolani, conquistando la loro fiducia.
I medici di oggi sono chiusi nel loro studio e raramente vanno a visitare a casa i loro pazienti.


Il lungomare Cesarano (Giancos)



In questa foto il dottor Cesarano insieme al sindaco Vincenzo De Luca (con i baffi bianchi)
(dal libro "All'isola di Ponza" di Silverio Corvisieri)



Il Lungomare Cesarano  visto dall'alto, con il drone
(Foto di Rossano Di Loreto)



La spiaggia di Giancos, lungomare Cesarano
(Foto di Rossano Di Loreto)



Spiaggia di Giancos e scoglio di Frisio
(Foto di Rossano Di Loreto)


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